Come la scienza e la tecnologia possono combattere le fake news

È innegabile che, nel mare di informazione contemporaneo, le fake news siano un grave problema. A quali notizie si può credere, mentre quali invece sono mistificatorie? Quando ero al liceo e studiavo la storia, pensavo a quanto fosse fortunata la mia generazione, avendo la possibilità di accedere istantaneamente a qualsiasi notizia. Secoli fa, invece, le persone apprendevano di eventi importanti con grande ritardo e spesso le informazioni arrivavano – se arrivavano – distorte. Questo, unitamente all’ignoranza della gente, ha permesso “ai potenti” di manipolare per secoli le opinioni delle masse. Paradossalmente, oggigiorno stiamo vivendo una situazione opposta, ma il risultato è lo stesso. Il peso delle fake news è in grado di distorcere l’opinione pubblica su qualsiasi argomento, e perfino questioni che sono state ovvie per decenni vengono ora messe in discussione. I vaccini sono davvero sicuri? L’evoluzione è davvero avvenuta? Il clima sta davvero cambiando? E così via. Qualsiasi argomento può essere contaminato da fake news, sebbene la politica e la scienza ne stiano pagando il prezzo più alto.

Vediamo ora come la fiducia nella scienza viene “sfidata” dalle fake news.

Perché alcune persone non hanno fiducia nella scienza?

I vaccini, l’evoluzione e i cambiamenti climatici sono i tre temi principali presi di mira dalle fake news. Da dove proviene questa disinformazione? Chi ne trae vantaggio? In primo luogo, dovrebbe essere fatto un preambolo lessicale: il termine “disinformazione” differisce da “misinformazione” in quanto manifesta l’intenzione di distorcere la verità, mentre il secondo termine implica la casualità dell’evento. A questo si aggiunge l’ignoranza su di un argomento, che è una situazione normale quando si parla di scienza: le persone non sono informate su come avviene un processo, quindi sono facili prede della disinformazione. È responsabilità del governo fornire a tutti i cittadini informazioni corrette e comprensibili quando una nuova tecnologia diventa accessibile alla comunità, oppure quando un argomento incute timori ed incertezze nella popolazione.

La sfiducia nella scienza è un problema importante, come dimostrato dai sondaggi condotti da US Science & Engineering Indicators (SEI) negli USA: la mancanza di divulgazione scientifica è una grave falla, ma è anche rilevante che il 44% degli americani la consideri un problema da risolvere. Ciò che è più scioccante per uno scienziato (come me) è che gli americani hanno poca fiducia negli scienziati. Nel 2014, il 67% delle persone intervistate riteneva che gli scienziati non fossero in possesso di alcun dato oggettivo sugli effetti degli organismi geneticamente modificati (OGM), il 52% che gli scienziati hanno opinioni discordanti sulla teoria del Big Bang, il 37% che non condividono l’allarme sul cambiamento climatico e il 29% che dubitano della teoria evoluzionistica. Sappiate allora che la comunità scientifica non ha dubbi su nessuno di questi argomenti. Gli effetti degli OGM sono ben noti e documentati, il Big Bang, i cambiamenti climatici e l’evoluzione sono fatti reali ed inconfutabili.

Un’altra causa di sfiducia nella scienza è dovuta alla diffusione delle teorie complottistiche. Di solito, queste teorie rifiutano la scienza come strumento esplicativo per i fenomeni, perché fornisce spiegazioni troppo… ovvie. Le persone non informate su un argomento sono facili prede della disinformazione, specialmente da quando queste teorie sono supportate da politici e altre persone di rilievo (musicisti, attori).

Perché le fake news sono così diffuse e difficili da combattere?

Per diversi motivi. Primo, l’incapacità della gente di riconoscere le fake news. In altre parole, le persone non sono in grado di valutare criticamente un’informazione, e questo è legato all’assenza di educazione a tale scopo, specialmente nelle generazioni più mature. Esistono siti Web creati appositamente per aiutare le persone a distinguere le notizie reali dalle fake news, come www.factcheck.org e www.politifact.com, e specifici algoritmi sono stati sviluppati dai social media per combattere la disinformazione. Purtroppo, nemmeno questo sforzo è sufficiente, perché la psicologia è un nemico arduo: le persone preferiscono le notizie che seguono un flusso logico, scegliendo quindi di credere a ciò che sembra “più vero” davanti ai loro occhi, a prescindere dalla veridicità oggettiva. Ciò significa che una persona non informata su di un argomento accetterà solo notizie che supportano le sue convinzioni e idee, respingendo tutto il resto. Anche le emozioni giocano un ruolo cruciale in questo meccanismo, nel senso che preferiamo credere a notizie che fanno leva sui nostri sentimenti.

A livello comunitario, una fake news acquista rilevanza in proporzione alla frequenza con la quale ne veniamo a contatto. Se la prima volta che la leggiamo dubitiamo della sua veridicità, dopo averla incontrata altre dieci volte smettiamo di dubitare e la accettiamo. Questo genera un meccanismo a cascata, perché più persone leggono e condividono una fake news, più ci crederanno e contribuiranno alla sua diffusione. La politica gioca un ruolo fondamentale in questo, perché i politici hanno interesse a dirigere le menti delle persone secondo i loro interessi.

Come combattere le fake news?

Inizialmente, il pericolo costituito dalle fake news è stato sottovalutato, e solo in seguito ci si è resi conto di quanto grave sia la questione. Come abbiamo appena visto, le fake news non sono immediate da individuare. Nel 2017, la Federazione Internazionale delle Associazioni ed Istituzioni Bibliotecarie (IFLA) e l’Associated Press hanno sviluppato congiuntamente alcune linee guida per aiutare le persone ad individuare le fake news. Purtroppo sono istruzioni laboriose e complesse da seguire. L’anno scorso, invece, Choy e Chong hanno progettato un sistema più semplice, chiamato LeSiE, in grado di identificare le fake news sfruttando tre loro caratteristiche, che permettono di distinguerle dalle notizie reali:

  1. La struttura lessicale: le fake news utilizzano un linguaggio ben definito, caratterizzato da verbi attivi, suspense e abuso di numeri.
  2. Semplicità: le fake news non raccontano mai storie complesse, preferendo frasi e parole brevi.
  3. Emozioni: le fake news devono attirare l’attenzione, pertanto riguardano generalmente un contenuto potenzialmente “virale”.

 Gli autori hanno dimostrato che LeSiE è in grado di identificare una fake news semplicemente analizzando:

  1. Parole con un forte significato, positivo o negativo.
  2. Lunghezza del titolo.
  3. Preponderanza di verbi, aggettivi, nomi e numeri.

 

I computer possono aiutare l’uomo nella lotta alle fake news. L’intelligenza artificiale sta progredendo molto velocemente (leggi qui) e i computer possono essere addestrati per identificare fake news nel World Wide Web. Come? Seguendo i suddetti framework e stimando computazionalmente se una notizia può essere affidabile o meno.

Altre strategie computazionali per individuare le fake news sfruttano le connessioni logiche tra le parole utilizzate, mentre altre ancora si concentrano sulla modalità di diffusione delle notizie.

Per quanto riguarda la prima strategia, vale la pena citare il recente lavoro di Giovanni Luca Ciampaglia. Insieme ai suoi colleghi dell’Università dell’Indiana di Bloomington, ha sviluppato un algoritmo in grado di analizzare semplici frasi (soggetto, predicato e complemento oggetto) e di stimare, secondo il “network dei nomi“, la distanza virtuale tra le parole all’interno della frase. Se due parole sono usate spesso nella stessa frase, minore è la distanza virtuale tra le stesse. Questo network sfrutta DBpedia, uno strumento che raccoglie tutti i contenuti strutturati di Wikipedia. Per chiarire come funziona DBpedia, immaginiamo di prendere una parola, ad esempio “coniuge”. DBpedia restituirà una rete di nomi relativi alla nostra scelta. Per “coniuge”, le parole più strettamente correlate sono “figlio”, “parente” e “genitore”. Un po’ più distanti troviamo “relazione”, “partner” e “ospite”, insieme a molti altri vocaboli. Se, nella nostra frase, il percorso virtuale che collega soggetto e complemento è troppo lungo (ovvero non c’è una stretta interazione tra le due parole secondo DBpedia), abbiamo un’indicazione che la frase potrebbe essere fuorviante, e quindi che l’articolo sia mistificatorio.

Per quanto riguarda la modalità di diffusione, le notizie legittime hanno un’unica fonte d’origine, mentre quelle false si diffondono progressivamente attraverso le persone che le condividono, in un meccanismo a cascata. Questo è stato dimostrato da Zhao e colleghi, che hanno analizzato la diffusione di notizie vere e fake news su Twitter in Giappone e sul suo omologo cinese Weibo. Hanno dimostrato che le fake news si diffondono senza una fonte dominante, che invece è prominente per le notizie legittime.

La guerra alle fake news sarà lunga, ma ora che si è compresa la grandezza del problema e che si stanno sviluppando armi adatte a combatterlo, la vittoria è sempre più vicina.

Fonti

Dietram A. Scheufele, Nicole M. Krause. Science audiences, misinformation, and fake news. Proceedings of the National Academy of Sciences Jan 2019, 201805871; DOI:10.1073/pnas.1805871115

Murphy Choy, Mark Chong. Seeing Through Misinformation: A Framework for Identifying Fake Online News. arXiv:1804.03508

Prashant Shiralkar, Alessandro Flammini, Filippo Menczer, Giovanni Luca Ciampaglia. Finding Streams in Knowledge Graphs to Support Fact Checking. arXiv:1708.07239

Zilong Zhao, Jichang Zhao, Yukie Sano, Orr Levy, Hideki Takayasu, Misako Takayasu, Daqing Li, Shlomo Havlin. Fake news propagate differently from real news even at early stages of spreading. arXiv:1803.03443

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