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Le fake news sulla Covid-19 sono tanto pericolose quanto il coronavirus

“Non stiamo solo combattendo un’epidemia; stiamo combattendo un’infodemia”, ha dichiarato a febbraio il direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) Tedros Adhanom Ghebreyesus. A cosa si riferiva? La Covid-19 è bersagliata da fake news su cospirazioni, falsi miti e terapie alternative.

Abbiamo sentito tutti dire che bere acqua calda previene l’infezione e che l’ibuprofene è dannoso per curare la malattia. In realtà, si tratta di fake news, perché nessuna di queste informazioni è supportata da prove scientifiche. 

Vi presento un esempio su come le fake news hanno inizio. Il dibattito sull’ibuprofene è iniziato quando, in una lettera pubblicata su “The Lancet Respiratory Medicine”, si è ipotizzato che l’uso di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), come l’ibuprofene, potesse aumentare il rischio di infezione da coronavirus. Questo perché i FANS alzano i livelli di ACE2, che è l’ancora sulla superficie cellulare utilizzata dal virus per entrare nelle cellule. La lettera era puramente speculativa, ma il governo francese, seguito poi da altri, ha iniziato subito una campagna di allerta sull’uso dell’ibuprofene. Non voglio incolparlo, perché non aveva cattive intenzioni, ma queste fake news sono molto dannose. Il rischio è che tra migliaia di falsità si possano perdere le notizie vere, con conseguenze catastrofiche.

Invece, altre fake news sono volutamente ingannevoli. Joan Donovan, dello Shorenstein Center di Harvard Kennedy a Cambridge, nel Massachusetts, ha rivelato che dietro i 120.000 domini legati a Covid-19 e al coronavirus si nascondono molti truffatori. Questi siti web usano parole clickbait come “mascherine”, “prestito”, “disoccupazione”, “test”, “vaccino” e “cura” per ingannare le persone. A metà marzo, Facebook, Google, LinkedIn, Microsoft, Reddit, Twitter e YouTube hanno rilasciato la seguente dichiarazione congiunta:

joint statement

Il testo dice: “Stiamo lavorando in uno sforzo congiunto per reagire alla Covid-19. Aiutiamo milioni di persone a stare connesse tra loro e allo stesso tempo combattiamo truffe e disinformazione sul virus, promuovendo informazioni veritiere sulle nostre piattaforme e condividendo aggiornamenti critici in collaborazione con le agenzie sanitarie governative in tutto il mondo. Invitiamo le altre aziende ad unirsi a noi, dal momento che lavoriamo per mantenere le nostre comunità in salute e al sicuro.” Anche se la dichiarazione è vaga e non implica che qualcosa cambierà davvero, hanno dovuto prendere una posizione perché, in caso contrario, la loro solita nullafacenza in materia di fake news sarebbe diventata troppo palese e irritante.

Un caso di fake news globale è rappresentato dall’idrossiclorochina come miracoloso farmaco per la Covid-19. È stato testato e ha mostrato alcuni effetti positivi sui pazienti, come altri trattamenti. Comunque ha guadagnato popolarità grazie ad una fake news. Un fittizio consulente della School of Medicine della Stanford University in California (l’istituto ha negato tale collaborazione) ha rilasciato un documento nel quale si affermava che “l’idrossiclorochina ha un tasso di guarigione del 100%” sulla base di un piccolo studio svolto in Francia. Il documento è diventato popolare dopo essere stato condiviso su Twitter dall’imprenditore Elon Musk. La notizia è stata accolta con entusiasmo dal presidente statunitense Donald Trump, allarmando farmacisti e ricercatori: infatti, la clorochina può provocare gravi effetti collaterali, come è stato confermato da persone trattate con tale farmaco.

Falsi miti e fake news su trattamenti alternativi sono pericolosi quanto il virus stesso, e ha costretto l’OMS ad aprire una pagina di Mythbusters, per sfatare le fake news relative alla Covid-19: il 5G non causa l’infezione perché il virus non può viaggiare attraverso le onde radio o le reti mobili; l’esposizione al sole o temperature superiori a 25°C non proteggono dal virus e così via.

Come evitare le fake news relative alla Covid-19?

Prima di tutto, controllate la fonte delle informazioni, come il dominio del sito web. Il sito dell’OMS contiene tutte le informazioni confermate sulla Covid-19. Gli articoli di ricerca sono talvolta inaccessibili alle persone senza un background adeguato. Per aiutarle, divulgatori scientifici come il sottoscritto selezionano quelli più rilevanti e li presentano al pubblico in modo più comprensibile. È molto importante, quando leggete articoli tratti da un blog o da altre fonti non ufficiali, che ci siano le referenze, per indicare da dove vengono prese le informazioni originali.

Colgo l’occasione per dirvi che potete contattarmi direttamente tramite questo blog, se avete domande, curiosità o dubbi su qualsiasi cosa legata alla scienza o alla salute. Sarò felice di rispondervi.

A causa della Covid-19, la comunità scientifica ha guadagnato popolarità e alcuni scienziati ne hanno tratto vantaggio. Anche se non esperti in materia, hanno rilasciato commenti o effettuato ricerche di base che potrebbero destabilizzare quelle svolte da veri esperti. “Non sono un virologo o un epidemiologo ma …” non è una frase che volete sentire da uno scienziato che parla di Covid-19. Fidatevi dei virologi che parlano di infezioni virali, epidemiologi che spiegano la diffusione della pandemia e così via. Non chiamate un architetto per riparare un buco nel tetto, giusto? Assicuratevi che la fonte sia davvero esperta del settore.

Quando leggete notizie su cure efficaci al 100%, fate attenzione. Probabilmente si tratta di una truffa. Innanzitutto, verificate che siano presenti riferimenti allo studio scientifico in questione: se è stato dimostrato che una cura è valida, potete sicuramente trovare informazioni sugli studi clinici effettuati.

Un altro consiglio è quello di prevenire la diffusione di fake news, evitando di interagire con esse. Più una notizia riceve interazioni, più viene diffusa dai social network, quindi se già sapete che un articolo è fuorviante, non apritelo.

La pandemia è una catastrofe e la nostra possibilità di controllarla è limitata. Invece, possiamo combattere con successo la relativa infodemia: i social network dovrebbero fare del loro meglio per prevenire la diffusione delle fake news e noi possiamo contribuire imparando a riconoscerle ed evitando di condividerle.

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