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A che punto siamo con le indagini sull’origine della pandemia?

Dopo più di un anno di pandemia, che sviluppi ci sono nella ricerca sull’origine del coronavirus SARS-CoV-2? A marzo 2020 avevo scritto un articolo nel quale spiegavo l’impossibilità di un’origine in laboratorio del virus. È cambiato qualcosa? Scopriamolo insieme.

Il rapporto dell’OMS

Il recente rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sulle origini della pandemia offre un riepilogo approfondito dei dati disponibili, inclusi nuovi dettagli, ma resta ancora molto da fare per chiarire i dubbi rimanenti. Infatti, la comunità scientifica non è rimasta impressionata dai risultati, dal momento che il rapporto ha solo confermato molto di ciò che era già noto, in particolare sulla tempistica degli eventi e dei primi casi. Le questioni ancora aperte rimangono la ricerca dell’animale che ha permesso al virus di passare dai pipistrelli all’uomo e la determinazione di come si è verificata tale diffusione nelle persone. Queste informazioni sono di vitale importanza per prevenire future pandemie.

Il rapporto è frutto di un’indagine congiunta (durata solo 4 settimane) di ricercatori cinesi e internazionali svoltasi a Wuhan, in Cina, dove è stato rilevato per la prima volta il COVID-19. Il rapporto stabilisce l’inizio dell’epidemia nei mesi precedenti a dicembre 2019. Si tratta dello studio epidemiologico più completo sull’epidemia di Wuhan, dal momento che riesce a tracciare accuratamente tutti i primi contagi. Verosimilmente, il virus è stato introdotto nella comunità attraverso un animale sconosciuto che ha svolto il ruolo di intermediario tra i pipistrelli e le persone. Il team non ha trovato la specie, anche se i ricercatori in Cina hanno testato decine di migliaia di animali selvatici e campioni di bestiame. I ricercatori indicano i mercati degli animali selvatici come prima fonte di diffusione tra le persone e concludono inoltre che è “estremamente improbabile” che il virus sia uscito da un laboratorio.

Cosa resta da scoprire?

La priorità è scoprire l’animale intermediario tra pipistrelli e uomo. Per questo bisognerebbe partire dal mercato di Huanan e risalire alla provenienza di tutti gli animali commerciati. Dato il gran numero di specie che il virus SARS-CoV-2 può infettare, il campionamento dovrebbe essere il più ampio possibile e dovrebbe sicuramente includere i pipistrelli. Infatti, il parente più prossimo noto del SARS-CoV-2 è un virus che infetta proprio questi animali, chiamato RaTG13. Questo virus è stato isolato da un pipistrello in una miniera nel Mojiang, nel sud della Cina, ma condivide solo il 96% del suo genoma con il SARS-CoV-2, il che significa che è lontanamente imparentato con esso (anche se sembra tanto, un 96% di identità non è molto, da un punto di vista genetico). I campionamenti nell’area non hanno rinvenuto parenti più stretti, per questo si pensa di allargare il fronte di ricerca a regioni meno campionate come Thailandia e Cambogia, dove altri “lontani parenti” del SARS-CoV-2 sono stati recentemente isolati.

Per scoprire quando il virus ha infettato le persone per la prima volta, bisognerebbe testare i campioni di sangue archiviati per le analisi anticorpali presso il Wuhan Blood Center. Il centro riceve 200.000 donazioni all’anno e le conserva per due anni. Il rapporto dell’OMS raccomanda infatti di testare campioni nelle banche del sangue in Cina e nel mondo, concentrandosi sui sei mesi precedenti ai primi casi noti.

Cosa succederà nei prossimi mesi?

Con ancora molte domande senza risposta, non si può rallentare la ricerca. La visita a Wuhan è stata la prima fase di un processo dell’OMS iniziato a maggio 2020; sarà seguito da studi a più lungo termine, in base ad un accordo tra Cina e OMS. Altri studi stanno identificando gli allevamenti di animali selvatici che riforniscono i mercati di Wuhan e valutano per quanto tempo il virus può persistere negli alimenti congelati, che potrebbero anche essere stati una fonte di trasmissione.

L’obiettivo primario della ricerca sulle origini del COVID-19 dovrebbe essere quello di mitigare le ricadute future di virus in grado di passare dagli animali alle persone. Se, come suggeriscono i dati, il SARS-CoV-2 non ha dovuto mutare molto per diventare trasmissibile negli esseri umani, ci sono pochissime barriere protettive a possibili emergenze future. Per questo bisogna essere in grado di capire come la pandemia di COVID-19 sia iniziata, per prevenirne altre in futuro

La teoria dell’origine in laboratorio è da escludere?

Il rapporto conclude che le possibilità che il COVID-19 abbia avuto origine in un incidente di laboratorio sono scarse. Tuttavia, c’è una crescente pressione, anche da parte dei ricercatori, per un’indagine più completa su quest’eventualità. Secondo Filippa Lentzos, ricercatrice di biosicurezza al King’s College di Londra, i membri del team dell’OMS non avevano il background necessario per indagare su una violazione della biosicurezza.

Tedros Adhanom Ghebreyesus, il direttore generale dell’OMS, ha convenuto che siano necessarie ulteriori indagini ed ha detto che la valutazione del team (basata su visite ai laboratori e interviste con i ricercatori) non è stata abbastanza esaustiva, pertanto per quanto riguarda l’OMS, tutte le ipotesi rimangono sul tavolo.

Un argomento chiave contro l’ipotesi del lab-leak è che il SARS-CoV-2 era un virus sconosciuto prima della pandemia, senza tracce nei database pubblici e negli articoli di ricerca. Però, alcuni ricercatori affermano che non è possibile sapere esattamente quali virus siano stati campionati in tutto il mondo. Sebbene sia altamente improbabile che un laboratorio mantenga segrete tali informazioni, c’è una piccola possibilità che qualcuno che stava facendo ricerche sui pipistrelli sia stato inavvertitamente infettato da un virus sconosciuto durante la raccolta di campioni, e che questa infezione abbia seminato la pandemia.

Cosa pensano gli scienziati della gestione della missione da parte dell’OMS?

La questione delle origini della pandemia è stata politicamente densa fin dall’inizio. Molti ricercatori affermano che il team abbia svolto un ottimo lavoro nel raccogliere le prove disponibili in circostanze così difficili (poco tempo a disposizione, restrizioni sull’accesso al materiale).

Altri sono però delusi da come la politica sembri aver oscurato la ricerca di risposte. Nikolai Petrovsky, un immunologo presso il Flinders University di Adelaide, sostiene che l’OMS abbia gestito l’indagine come una missione diplomatica e non come un’indagine scientifica indipendente. In seguito alla pubblicazione del rapporto, gli Stati Uniti e più di una dozzina di altri Paesi hanno rilasciato una dichiarazione che solleva preoccupazioni sui ritardi e sull’accesso limitato del team ai dati grezzi.

Scopriremo mai l’origine del virus?

Data la politica e le numerose domande ancora senza risposta, alcuni scienziati si sono chiesti se le origini della pandemia potrebbero rimanere per sempre sconosciute. Chi ha familiarità con questo tipo di indagini sostiene che per trovare la verità ci vuole sempre molto tempo (come è capitato in passato per scoprire la fonte di diversi virus umani) e anche un po’ di fortuna. E si scoprirà anche se l’epidemia è stata il risultato di un incidente di laboratorio o di uno spill-over naturale? Secondo alcuni, gli studi di evoluzione molecolare riusciranno a mostrare se il virus sia stato manipolato oppure se l’evento di mutazione sia stato casuale, ma non tutti sono così ottimisti. Insomma, ancora molta incertezza.

Fonte

https://www.nature.com/articles/d41586-021-00877-4

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