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Le conoscenze anatomiche dall’antichità al Medioevo

L’anatomia nell’antico Egitto

Le prime prove dell’uso di termini anatomici e concetti anatomico-fisiologici sopravvissute fino ai giorni nostri sono contenute in papiri medici egiziani, in particolare il papiro Edwin Smith (il più antico trattato di medicina conosciuto), il papiro Ebers e il Papiro di Brugsch. Il papiro Smith risale al 1600 a.C. circa e si ritiene che sia una copia incompleta di un documento molto più antico, scritto intorno al 3000–2500 a.C. È considerato la prima raccolta di osservazioni razionali nell’ambito delle scienze naturali e contiene la descrizione di 48 casi clinici. Di questi, ben 27 riguardano traumi cranici e riportano descrizioni delle suture craniche, delle meningi, della superficie esterna del cervello (descritte come le increspature che si osservano nel rame quando viene fuso) e del liquido cerebrospinale. In questo papiro viene introdotto per la prima volta il concetto di “triage” clinico (ovvero la tecnica di selezionare i pazienti in base alla gravità della loro condizione), che talvolta viene fatto erroneamente risalire al tempo delle guerre napoleoniche. Il papiro Ebers contiene un trattato sul cuore e sui grandi vasi sanguigni, mentre il papiro di Brugsch una descrizione del cuore simile a quella trovata nel papiro di Ebers. Anche se gli antichi Egizi erano soluti esporre gli organi interni durante il processo di mummificazione, non approfondirono mai l’anatomia interna, dal momento che la dissezione dei cadaveri a tale scopo era severamente vietata.

La scuola greca

Centinaia di anni dopo la scrittura dei papiri medici egizi, furono istituite diverse scuole mediche a Crotone, Coo, Cnido e Alessandria, nelle quali hanno insegnato diversi medici illustri dell’epoca. Ecco i più famosi. Alcmeone di Crotone fu un medico e filosofo pre-socratico vissuto nella seconda metà del VI secolo a.C. Da alcuni viene descritto come il primo biologo sperimentale. Sebbene i suoi libri sulla medicina e le scienze naturali, tra cui il “De Natura“, siano andati perduti, conosciamo il suo lavoro attraverso fonti secondarie, principalmente Teofrasto (circa 370–286 a.C., allievo di Aristotele). Il “De Natura” potrebbe aver influenzato altri medici, tra i quali Ippocrate, Erofilo, Platone e Galeno. Nella sua opera, Alcmeone descrisse i nervi ottici come due canali che conducono dalla parte posteriore dell’occhio al cervello. Inoltre, raccolse le sue osservazioni cliniche circa l’alterazione dello stato cognitivo in seguito a lesioni cerebrali o traumi cranici, ipotizzando che il cervello ospitasse la mente, l’anima, il pensiero, la memoria e l’intelligenza. Anticipò così di oltre mille anni la teoria di Thomas Willis secondo la quale le funzioni cognitive superiori del cervello umano erano un prodotto delle convoluzioni della corteccia cerebrale.

Ippocrate (circa 460–370 a.C.) è comunemente considerato il “padre della medicina razionale” e il capostipite della neurologia. I suoi principali metodi di ispezione, palpazione e auscultazione del paziente sono ancora oggi parte di un normale esame clinico. La grande innovazione di Ippocrate fu di opporsi alle antiche credenze mistiche, offrendo approcci biologici alle malattie invece di interventi magici. Ippocrate sostenne che se tutte le malattie fossero derivate da fonti soprannaturali, le medicine biologiche non sortirebbero alcun effetto. Così istituì la teoria umorale della medicina, concentrata sull’equilibrio tra i liquidi (sangue, bile gialla, bile nera e catarro) nell’organismo. Essere troppo caldi, freddi, asciutti o bagnati altera l’equilibrio tra gli umori causando malattie diverse e per questo Ippocrate riteneva che l’ambiente nel quale una persona vive sia responsabile del tipo di malattia sviluppata. Un principio sorprendentemente attuale dell’umorismo di Ippocrate è che non solo il medico deve fare tutto il necessario per curare il paziente, ma anche il paziente stesso deve fare la sua parte. Ippocrate ha inoltre riconosciuto che la conoscenza dell’anatomia fosse alla base della medicina. Descrisse il cervello umano diviso in due metà da una sottile membrana verticale (come aveva osservato in alcuni animali), rifornita da due canali provenienti dal fegato e dalla milza. Ippocrate era consapevole che i vasi sanguigni originassero dal cuore, ma non distingueva tra arterie e vene. Nel “Corpus” di Ippocrate (una collezione di 70 studi medici attribuiti ad Ippocrate e ai suoi aiutanti), il corpo è considerato in termini di visceri e orifizi, collegati da tubi cavi e canali, riferendosi a vasi sanguigni, tendini, legamenti.

Erofilo di Calcedonia (325–255 a.C.) e Erasistrato di Chio (310–250 a.C.) lavorarono entrambi alla grande scuola medica di Alessandria. In quel periodo, per la prima volta (stando alle conoscenze storiche in nostro possesso), venne permessa la dissezione di cadaveri umani, anche se solo per un breve periodo di tempo. Fino a quel momento, quasi tutto ciò che si sapeva sull’anatomia umana era stato estrapolato dalla dissezione e dalla vivisezione degli animali: infatti, all’epoca non veniva considerata significativa la distinzione tra anatomia animale e umana. Erofilo, conosciuto come uno dei padri dell’anatomia, e anche come il “Vesalio dell’antichità”, è noto soprattutto per i suoi studi sul sistema nervoso. Riconobbe che i nervi (allora definiti “neura”) hanno origine nel cervello e nel midollo spinale e non nel cuore, contrariamente alle opinioni cardiocentriche aristoteliche. Le sue dissezioni gli permisero di distinguere tra vasi sanguigni e nervi e di confermare la precedente scoperta di Alcmeone secondo cui le pareti delle arterie erano più spesse di quelle delle vene. Come per gli altri anatomisti dell’antichità, i suoi scritti sono stati riportati indirettamente da fonti secondarie, pertanto potrebbero essere stati arricchiti in un secondo momento. Secondo Galeno, Erofilo descrisse sette coppie di nervi derivanti dal cervello, l’occhio (identificando l’iride, la coroide, la cornea, la retina, il corpo ciliare e l’umor vitreo), il canale alimentare (compresi pancreas, fegato e duodeno, quest’ultimo chiamato dodekadaktylon, ovvero letteralmente “lungo 12 dita”), gli organi riproduttivi maschili (compresa la prostata) e femminili, le arterie e le vene. Anche Erasistrato era un medico, ma i suoi studi hanno più un’impronta fisiologica che anatomica. Il suo sforzo per spiegare i principi fisiologici secondo le regole della meccanica costituiva un approccio innovativo, in contrasto con la credenza secondo la quale la fisiologia dipendeva da forze occulte. Questo lo rese impopolare e venne ricoperto di ridicolo anche da medici e anatomisti che vennero dopo di lui, tra i quali anche Galeno. Erasistrato descrisse quattro ventricoli nel cervello, notando che il quarto ventricolo sotto il cervelletto comunicava con il terzo, mentre sembra che Erofilo non abbia notato il terzo ventricolo: questa potrebbe essere stata la prima descrizione dell’acquedotto cerebrale. Paragonò le circonvoluzioni cerebrali alle bobine dell’intestino tenue e, molto prima di Thomas Willis (1664), suggerì che la superficie corticale del cervello umano fosse in qualche modo collegata all’intelligenza. Erasistrato descrisse le valvole cardiache e riconobbe che il cuore funzionava come una pompa, paragonandolo al mantice di un fabbro. Considerava il cuore come la fonte delle arterie e delle vene, in maniera simile a quella descritta nel trattato sul cuore nel papiro di Ebers. Sapeva che le estremità anatomiche delle arterie erano l’inizio delle vene, ma era convinto che il sangue rimanesse esclusivamente all’interno delle vene, mentre nelle arterie circolasse aria (lo pneuma). Come vedremo tra poco, fu Galeno, qualche secolo più tardi, a dimostrare che anche le arterie contengono il sangue, mentre solo nel 1628, William Harvey dimostrò che il sangue non è fermo, ma circola grazie al battito cardiaco.

Galeno

Claudio Galeno nacque a Pergamo (in Turchia), probabilmente nel 129 d.C. È diventato uno dei più celebri anatomisti e medici di tutti i tempi, salutato come il fondatore della fisiologia sperimentale e dell’embriologia. Ha studiato anatomia a Smirne, Corinto e Alessandria. Galeno esercitò come medico nell’Impero Romano per ben 50 anni, durante i quali fu nominato chirurgo dei gladiatori (per la sua rinomata abilità nel trattamento delle ferite) e prestò servizio come medico personale di Marco Aurelio (161-180 d.C.). Cosa non irrilevante all’epoca, esortò continuamente i suoi studenti ad approfondire le loro conoscenze anatomiche per ridurre la probabilità di mutilare o uccidere i loro pazienti. Nella sua continua ricerca sull’anatomia e la fisiologia, dissezionò o vivisezionò un gran numero di animali, tra cui scimmie, pesci, gatti, cani, serpenti, maiali, struzzi, gru, bovini, feti di capra in utero e almeno un elefante da guerra. Lavorò molto sui macachi di Barbary, che riteneva simili agli umani, come tutte le scimmie senza coda. I vincoli della legge romana impedirono a Galeno di dissezionare cadaveri umani e, essendosi rifiutato di accompagnare Marco Aurelio nella guerra in Germania, perse l’opportunità di dissezionare i “barbari” uccisi.

Nelle sue sanguinose e cruente vivisezioni, che erano spesso eseguite in pubblico e vissute come un vero e proprio show, mostrò i muscoli e i nervi coinvolti nell’emissione di suoni e nei movimenti della respirazione, dimostrò che le lesioni al midollo spinale producevano perdita di movimento e sensibilità al di sotto del taglio, che l’urina si forma nei reni (e non, come si pensava allora, nella vescica) e che le arterie contenevano sangue e non pneuma (contraddicendo Erasistrato). Però, le deduzioni di Galeno non erano sempre corrette: ad esempio credette erroneamente che il battito cardiaco fosse trasportato nelle pareti delle arterie (ancora contraddicendo Eristrato, che considerava correttamente il cuore come una pompa), che il cuore umano fosse costituito da due camere e che il sangue passasse da quella destra a quella sinistra attraverso piccoli pori nel setto divisorio e che il sangue si formasse nel fegato.

La fisiologia galenica riconosceva gli spiriti naturali (vitali e animali), che erano contenuti rispettivamente nelle vene (associate al fegato), nelle arterie (associate al cuore) e nei nervi (associati al cervello). Galeno scrisse che il suo studio anatomico aveva quattro finalità: (1) gratificare il suo amore per la conoscenza, (2) dimostrare la teleologia della natura (ovvero che la natura ha una sua finalità, implicando l’esistenza di un principio organizzativo trascendente), (3) studiare le funzioni mentali e fisiche e (4) per esercitarsi come chirurgo. Quindi, da un lato, data la sua inclinazione pratica, Galeno riteneva che il terzo e il quarto scopo fossero più importanti per la diagnosi e il trattamento delle malattie. Tuttavia, non mancò di esaltare la conoscenza anatomica per la sua capacità di dimostrare filosoficamente la verità della natura. Nei suoi scritti anatomici, Galeno ha presentato tre precetti fondamentali riguardanti la teleologia della natura, incarnata dal corpo umano: 1) il principio di Ippocrate secondo cui diverse parti del corpo lavorano insieme in armonia per il bene del tutto, 2) l’assioma aristotelico secondo cui “la natura non rende mai nulla di superfluo” e quindi “niente accade senza una causa”, e la logica conseguenza che 3) l’aspetto esteriore e le attività dell’animale vivente corrispondono alla sua struttura interna. Galeno era infatti convinto che tutti gli esseri viventi fossero stati creati da una sola mente e, quindi, che il corpo dell’animale avesse una struttura affine al carattere e ai poteri dell’anima.

La migrazione verso Oriente

Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente nel V secolo d.C., iniziò il Medioevo, durante il quale la Chiesa ebbe il controllo totale dell’istruzione in Europa occidentale, spegnendo la ricerca medica per quasi mille anni. I manoscritti e i libri che scamparono alla distruzione vennero trasferiti in Oriente, dove furono tradotti in persiano, siriano e arabo, e poi copiati e distribuiti nell’Italia meridionale, a Bisanzio e in tutto il mondo islamico durante la sua età d’oro (dal VII al XIII secolo d.C.). La Bayt al-Hikmah (Casa della Saggezza), fondata a Baghdad nell’830 d.C. dall’abbaside califfo Al‐Ma’mun (786–833 d.C.), fu il centro intellettuale della scuola islamica, dove furono tradotti molti dei documenti appena importati dall’Europa occidentale. I manoscritti di Galeno furono tradotti da numerosi studiosi negli anni immediatamente successivi alla sua morte. Circa sei secoli più tardi, Hunain ibn Ishāq (809–873 d.C.), medico cristiano nestoriano e meticoloso traduttore di testi medici, filosofici e scientifici greci in arabo, tradusse oltre 100 dei libri e dei documenti di Galeno. Hunain (Johahnnitius in versione latina) viaggiò da Baghdad in Egitto, Siria e Palestina alla ricerca di testi antichi da tradurre e anche pubblicare, inclusi lavori di oftalmologia e odontoiatria. Anatomisti e medici persiani sostennero alcune delle idee sbagliate delle antiche fonti greche, come la visione aristotelica secondo cui il cuore si componeva di tre ventricoli, ma svilupparono anche nuove idee. Rhazes (865-925 d.C.), i cui libri erano basati in gran parte sul lavoro di Ippocrate, Galeno e Oribasio, fu uno dei primi a dubitare di alcune conclusioni di Galeno, molto prima delle sfide degli anatomisti del Rinascimento europeo. Inoltre, Avicenna (980-1037 d.C.) e Ibn al‐Nafis (1210-1288 d.C.) precedettero le scoperte europee riguardanti il poligono di Willis, la circolazione del sangue e le piccole circolazioni polmonari e coronariche.

Non è noto quanto e se venisse praticata la dissezione di cadaveri in Persia sotto la legge islamica. È però noto che alcuni studiosi come Mesue (777-857 d.C.) sezionarono le scimmie per i loro studi anatomici, aderendo al precetto galenico della somiglianza percepita tra le scimmie senza coda e gli esseri umani.

Fonti

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5341593/

https://link.springer.com/article/10.1007/s11017-018-9475-7

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