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Anatomia nel tardo Medioevo e nel Rinascimento

Qui vi ho parlato dell’evoluzione delle conoscenze anatomiche a partire dai papiri egizi fino al Medioevo, mentre ora mi concentrerò sul periodo rinascimentale. Già qui vi avevo raccontato di come l’arte di Michelangelo e Leonardo abbia beneficiato delle accurate descrizioni anatomiche introdotte a partire dal XIV secolo, mentre ora mi atterrò esclusivamente all’aspetto scientifico della ricerca anatomica e fisiologica.

La tradizionale opposizione della Chiesa alla scienza aveva fatto sì, durante il Medioevo, che i pochi scritti e i trattati anatomici preservati che erano stati redatti secoli prima venissero trafugati in Oriente (solitamente in Persia) dove vennero tradotti in arabo.

Tra il XII e il XIII secolo, le versioni arabe degli antichi testi scientifici greci vennero ritradotte in latino medievale, in particolare grazie alla scuola di traduttori di Toledo, e diffuse progressivamente in tutto il vecchio continente. Salerno, Bologna, Montpellier e Parigi furono i primi e più importanti centri di insegnamento medico in Europa. Gli insegnamenti si basavano sulle traduzioni di Galeno e Avicenna ed erano principalmente, se non esclusivamente, basati sulla teoria. La pratica della dissezione fu introdotta a Salerno e venne praticata sui maiali, poiché si sapeva che gli organi interni dei suini sono simili a quelli umani. Successivamente, l’imperatore del Sacro Romano Impero Federico II (1194–1250) decretò che era possibile dissezionare un corpo umano una volta ogni 5 anni, in presenza di tutti i medici e chirurghi del regno.

Verso la fine del XIII secolo, la dissezione di cadaveri umani era occasionalmente consentita per scopi forensi: si ritiene che la prima dissezione sia avvenuta nel 1286 a Cremona, nel tentativo di stabilire la possibile causa di un’epidemia. Numerose altre autopsie giudiziarie furono registrate a Bologna e dintorni, a cavallo tra il XIII e il XIV secolo: ad esempio, nel 1302, Bartolomeo da Varignana e altri quattro medici e chirurghi eseguirono un’autopsia sul corpo di Azzolino degli Onesti, che si sospettava fosse morto per avvelenamento. L’autopsia rivelò invece che era morto per un eccesso di sangue nella vena cava. Questi esami forensi ebbero un ruolo significativo nel processo di accettazione della dissezione come mezzo legittimo di impegno scientifico, in un momento in cui la pratica veniva descritta come crudele, ripugnante e inutile.

Una delle grandi pietre miliari per gli anatomisti fu la prima dissezione pedagogica pubblica (di una donna giustiziata) eseguita da Mondino de Liuzzi a Bologna nel 1315. Mondino era un medico, anatomista e professore di chirurgia all’Università di Bologna ed è spesso definito come il “restauratore dell’anatomia”. Ha redatto quello che probabilmente è stato il primo libro interamente dedicato all’anatomia, “Anatomia Corporis Humani“. Si tratta di un manuale di dissezione, contenente 22 tavole e completato nel 1316, ma pubblicato solo nel 1478, poco dopo l’introduzione della stampa a caratteri mobili. Il libro venne diffuso in tutta Europa e ne sono note oltre 40 edizioni, fino a quella finale pubblicata a Venezia nel 1580. Mondino utilizzò indiscriminatamente terminologie latine e arabe, rendendo il libro una “lettura difficile”. La forte dipendenza dall’anatomia di Galeno e Avicenna (e quindi comprensiva anche delle loro inesattezze) mette in dubbio il fatto che possa essere definito come il “primo testo di anatomia moderno”. Quando Mondino, durante le sue dissezioni, osservava discrepanze con il dogma galenico, non le rifiutava, preferendo cercare di stabilire un punto d’incontro con le sue osservazioni: ad esempio, quando osservò quattro lobi del fegato (cinque, secondo Galeno), affermò che non si erano ancora completamente separati nell’organo in esame. Sebbene le dissezioni acquisirono via via più importanza, nel tardo Medioevo erano ancora la parola del medico e gli scritti galenici ad essere ritenuti più importanti, piuttosto che l’osservazione diretta: “vedere ciò che si credeva” era più importante di “credere a ciò che si vedeva”, tant’è che il libro di Mondino non conteneva illustrazioni.

Fu Guido da Vigevano (1280–1349), un anatomista, ingegnere e medico praticante, ad introdurre l’uso di disegni semplici per illustrare le descrizioni anatomiche in “Anathomia“, un atlante di anatomia dedicata a Filippo VI, nel 1345. I primi diagrammi anatomici erano rappresentazioni stilizzate dei testi del canone greco-arabo. Inteso come ausilio per la memorizzazione del testo, il valore pedagogico delle immagini non suscitò particolare interesse fino a quando Vesalio pubblicò la “Fabrica” nella metà del XVI secolo.

Jacopo Berengario da Carpi (1460-1530), chirurgo e membro della facoltà di medicina di Bologna dal 1502 al 1526, è considerato il primo anatomista ad utilizzare metodicamente disegni anatomici che illustravano il testo. Come suggerisce il nome, il suo lavoro, “Commentaria cum amplissimis additionibus super anatomiam Mundini” del 1521, si basava essenzialmente sul lavoro di Mondino. Come lui, anche le descrizioni anatomiche di Berengario seguivano cronologicamente le fasi classiche del processo dissettivo, vale a dire in ordine torace, cervello, muscoli e ossa dell’addome. Berengario però eseguì personalmente ben 100 dissezioni di cadavere, mentre Mondino operò in pochissime occasioni.

Il linguaggio visivo dell’anatomia è cambiato durante il Rinascimento, avvicinandosi alle rappresentazioni moderne. Un primo passo significativo fu la codificazione della prospettiva geometrica lineare di Alberti in “Della Pittura” (1435), che consentì agli artisti di disegnare un solido tridimensionale su una superficie bidimensionale. Vasari, nel 1550, scrisse che Antonio Pollaiuolo, la cui stampa del 1465 della “Battaglia dei Dieci uomini nudi” fu la prima grande incisione su rame, dissezionò molti corpi umani per studiare l’anatomia e fu il primo a studiare l’azione dei muscoli per disegnarli correttamente. Come è ben noto, anche Leonardo da Vinci dissezionò più di 30 cadaveri e fece disegni dettagliati dei suoi preparativi. In quel periodo, gli artisti iniziarono a collaborare con gli anatomisti alla preparazione dei disegni anatomici da pubblicare, ma solo Leonardo incarnò le due figure nella stessa persona.

Penso sia ora opportuno spendere qualche parola sul grande contributo di Leonardo da Vinci (1452-1519) agli studi anatomici, sebbene i suoi lavori siano rimasti sconosciuti per secoli. Originariamente, Leonardo aveva in mente di scrivere un grandioso trattato di anatomia, anche se sono sopravvissuti fino ai giorni nostri solo disegni con note esplicative. Questi disegni vennero raccolti e pubblicati tra il 1898 ed il 1916. In ambito anatomico, Leonardo fece importanti scoperte: non solo descrisse per la prima volta alcune strutture anatomiche, ma riconobbe anche la reale curvatura della colonna vertebrale e la corretta posizione del feto nell’utero. Tuttavia, è curioso che abbia illustrato alcune strutture anatomiche secondo i canoni galenici (quindi con inesattezze, in quanto basate su studi sugli animali), invece di fare affidamento alle sue osservazioni dirette, raccolte durante la dissezione di cadaveri umani. Sappiamo che la concezione anatomica di Galeno era ancora in auge ai tempi di Leonardo, e solo Vesalio (1514-1564) ebbe l’ardore di opporvisi. Va notato però che solamente alcune descrizioni e illustrazioni anatomiche di Leonardo seguirono la tradizione anatomica di Galeno. Dal momento che Leonardo eseguì anche dissezioni di animali, inclusi buoi, mucche e cani, potrebbe essere stato fuorviato dalle differenze anatomiche presenti tra uomo e animali (come del resto Galeno, che non aveva mai dissezionato un cadavere umano). Inoltre il suo studio sul corpo umano era iniziato con un fine esclusivamente artistico, mentre l’interesse medico sopraggiunse in un secondo momento. Un’altra possibile spiegazione può essere dedotta direttamente dalle parole di Leonardo, che scrisse, riferendosi agli studi anatomici: “In questo non sono stato ostacolato né dall’avidità né dalla negligenza, ma solo dalla mancanza di tempo”. È evidente quindi che Leonardo abbia incontrato delle difficoltà pratiche nelle dissezioni. In un’epoca in cui non erano disponibili gli strumenti moderni che rallentano la decomposizione dei cadaveri, plausibilmente il tempo è stato un fattore limitante e Leonardo potrebbe aver semplicemente “colmato le lacune” con gli insegnamenti galenici.

Fonti

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5341593/

https://link.springer.com/article/10.1007/s00381-017-3462-6#ref-CR4

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