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Il test sierologico: uno scudo immunitario per tornare alla (quasi) normalità

Fino ad oggi, l’unico metodo efficace per contrastare la diffusione della pandemia di Covid-19 è mantenere il distanziamento sociale, più o meno restrittivo. Come abbiamo già avuto modo di appurare, una quarantena prolungata non è fattibile, a causa delle conseguenze insostenibili dal punto di vista sociale ed economico. 

Joshua Weitz e colleghi del Georgia Institute of Technology di Atlanta (USA) hanno sviluppato un modello predittivo di intervento epidemiologico (pubblicato su Nature Medicine) per risolvere questo problema. Il modello propone di effettuare test sierologici (ovvero quelli che misurano la presenza di anticorpi nel sangue) a tappeto, per identificare gli individui guariti dalla Covid-19, che quindi ne sono diventati immuni, e sfruttarli come scudo immunitario. Questo perché chi ha gli anticorpi contro il coronavirus non si può riammalare né trasmettere la malattia, quindi potrebbe interagire con persone malate o suscettibili al virus (chi non si è ancora ammalato), senza aumentare la diffusione del contagio. 

L’idea sarebbe di impiegare le persone immuni alla Covid-19 nelle posizioni nevralgiche dal punto di vista delle interazioni, per gestire la distribuzione di servizi e dei beni essenziali. Questo consentirebbe di riavviare il Paese senza rischi eccessivi. 

Gli autori specificano che questo scudo immunitario non funzionerebbe senza distanziamento sociale, che dovrebbe essere quindi essere mantenuto. Il modello assume che chiunque guarisca dalla malattia sviluppi sufficienti anticorpi per garantire l’immunità, pertanto un test sierologico per confermare tale parametro diventa un requisito. Inoltre, si assume che l’immunità venga sviluppata rapidamente (nel giro di 2-3 settimane, come suggeriscono i primi dati al riguardo) e che sia permanente. Un vantaggio di questo modello sta nella validità dello scudo immunitario a prescindere dalla percentuale di infezioni asintomatiche.

Secondo il modello sviluppato, una popolazione vecchia (come quella italiana, con un’alta percentuale di over 60) trarrebbe maggior vantaggio da questo scudo immunitario, poiché la mortalità stimata diminuirebbe in proporzione alla percentuale di over 60. Nell’articolo viene citata proprio l’Italia come Paese che potrebbe trarre beneficio da questa strategia. 

Lo studio dimostra l’importanza cruciale dei test sierologici e del potenziale sviluppo di terapie basate sul plasma. Per questo è urgente effettuare test a tappeto sulla popolazione, per individuare tutte le persone immuni e “riabilitarle” al lavoro. Per quanto riguarda l’efficacia dei test sierologici, la Food and Drug Administration (FDA) negli USA ha autorizzato un test per gli anticorpi che vanta il 96% di specificità (probabilità che un individuo sano sia negativo al test) e il 94% di sensibilità (probabilità che un individuo infetto sia positivo). 

I governi devono comprendere l’importanza di tale test, al fine di limitare i danni economico e sociale, ma senza aumentare la diffusione del contagio. Chiaramente non si ha ancora la certezza che gli anticorpi sviluppati contro il coronavirus siano permanenti, anche dalle prime analisi effettuate sembra che nella maggior parte dei casi rimangano nel sangue per diversi mesi dopo l’infezione. 

In conclusione, come potete vedere nell’immagine sottostante, l’effetto contenitivo sulla pandemia del distanziamento sociale verrebbe potenziato da questo scudo immunitario, che permetterebbe una graduale ma coscienziosa ripresa della quotidianità.

scudo immunitario

Fonte

Weitz, J.S., Beckett, S.J., Coenen, A.R. et al. Modeling shield immunity to reduce COVID-19 epidemic spread. Nat Med (2020). https://doi.org/10.1038/s41591-020-0895-3

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