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I talk show ai tempi di Darwin

“Lei discende dalle scimmie da parte di madre o di padre?”

“Non mi vergogno di avere una scimmia come antenato. Mi vergognerei se fossi imparentato con una persona che oscura la verità, come fa lei.”

Stando alle testimonianze dei presenti, sembrerebbe essere culminato in questo modo il faccia a faccia tra il vescovo Samuel Wilberforce e il filosofo Thomas Henry Huxley, il 30 giugno 1860, in quello che è divenuto noto come “il dibattito sull’evoluzione di Oxford“.

Quel giorno, nella cornice dell’Oxford University Museum, in Inghilterra, eminenti scienziati e filosofi britannici parteciparono ad un concitato dibattito nel quale si discuteva il lavoro di Charles Darwin “L’origine delle specie”, pubblicato sette mesi prima. Alla tavola rotonda sedettero, tra gli altri, figure di spicco dell’epoca come Thomas Henry Huxley, il vescovo Samuel Wilberforce, Benjamin Brodie, Joseph Dalton Hooker e Robert FitzRoy.

Il concitato scambio di battute tra Wilberforce e Huxley (quest’ultimo conosciuto come “il mastino di Darwin”) avvenne al termine di una relazione di John William Draper sullo sviluppo intellettuale dell’Europa in relazione alla teoria di Darwin. Sebbene Huxley e Wilberforce non fossero gli unici partecipanti alla discussione, sono stati indicati da molti come le due parti dominanti. Non esistendo un resoconto scritto del dibattito, vi è la possibilità che i racconti al riguardo siano stati soggetti a distorsioni, anche se non ci sono dubbi sullo strascico di polemiche scaturito in seguito alla pubblicazione di Darwin.

Ma ora facciamo un salto indietro per inquadrare il contesto.

Darwin sviluppò le proprie idee sull’evoluzione delle specie una volta tornato dal viaggio della Beagle, nel 1836.

Charles Darwin nel 1854

La Beagle salpò da Plymouth Sound il 27 dicembre 1831 al comando del capitano Robert FitzRoy. Sebbene in origine la durata della spedizione dovesse essere di due anni, ne durò quasi cinque: la Beagle non fece ritorno fino al 2 ottobre 1836. Darwin trascorse la maggior parte del tempo esplorando a terra (dove trascorse più di 3 anni, mentre passò “solo” un anno e mezzo in mare). Raccolse le sue osservazioni in un libro, appunto chiamato “Il viaggio della Beagle”, pubblicato nel 1839. Il libro, scritto in un’epoca in cui gli europei stavano esplorando e mappando il mondo intero, è un vivido diario di viaggio, nonché un dettagliato rapporto scientifico che abbraccia biologia, geologia e antropologia, e dimostra gli acuti poteri di osservazione di Darwin.

Nel dicembre 1838 (due anni dopo essere tornato dal viaggio), Darwin iniziò a elaborare i principi di base della teoria evoluzionistica. A quel tempo, idee simili venivano screditate rapidamente, per questo era consapevole del fatto che prima di pubblicarle avrebbe dovuto rispondere a numerose obiezioni. La storia naturale dell’epoca era infatti dominata dai naturalisti clericali, il cui reddito proveniva dalla Chiesa d’Inghilterra e che accettavano la scienza solo come rivelatrice del piano di Dio.

In quel periodo era in corso un intenso conflitto riguardante la moralità religiosa in Inghilterra, dove l’evangelicalismo aveva portato a una crescente radicalizzazione dei chierici. Questa nuova ortodossia aveva proclamato le virtù della verità, ma aveva anche inculcato la convinzione che la Bibbia dovesse essere interpretata alla lettera e che il dubbio religioso fosse di per sé peccato.

Allo stesso tempo, anche la scienza era diventata più professionale e rigorosa, e una serie di scoperte stava mettendo in dubbio le interpretazioni letterali della Bibbia e l’onestà di coloro che negavano i risultati scientifici. Una profonda crisi tra scienza e religione sfociò in accesi dibattiti in seguito alla pubblicazione di opere come “La costituzione dell’uomo” di George Combe (del 1828) e l’anonimo “Vestigia della storia naturale della creazione” (del 1844), che convertirono un vasto pubblico popolare alla convinzione che fossero le leggi naturali a controllare lo sviluppo della natura e della società.

Darwin trovò tre stretti alleati: l’eminente geologo Charles Lyell, i cui libri avevano influenzato il giovane Darwin durante il viaggio della Beagle, il botanico Joseph Dalton Hooker e Thomas Huxley, un ambizioso naturalista che era anch’egli tornato da un lungo viaggio di ricerca, ma non aveva né ricchezza, né i contatti giusti per costruirsi una carriera.

Il 18 giugno 1858, Darwin ricevette un pacco da Alfred Russel Wallace contenente una ventina di pagine che descrivevano un meccanismo evolutivo simile a quello da lui concepito. Darwin coinvolse gli amici Lyell e Hooker, che concordarono una presentazione congiunta alla Linnean Society il 1° luglio 1858. I loro articoli erano intitolati, collettivamente, “Sulla tendenza delle specie a formare varietà; e sulla perpetuazione delle varietà e delle specie mediante mezzi di selezione naturale.”

Darwin non poté presenziare alla conferenza, in quanto dovette partecipare al funerale di suo figlio. Nel frattempo, la sua famiglia si era trasferita nel Sussex dalla cognata, per sfuggire alla febbre che aveva già ucciso sei bambini nel villaggio di Downe (dove Darwin visse dal 1842 fino alla morte, sopraggiunta nel 1882).

Darwin si era detto soddisfatto di come era andata la presentazione e iniziò a lavorare a un riassunto della sua opera. L’editore John Murray accettò il titolo di “Sull’origine delle specie attraverso la selezione naturale” e il libro fu messo in vendita il 22 novembre 1859.

Le prime revisioni autorevoli non furono incoraggianti. Nella prima recensione, pubblicata sull’Athenaeum il 19 novembre 1859, J.R. Leifchild derise l’idea che “l’uomo potesse discendere dalle scimmie”, e concluse che la sfera di influenza del libro sarebbe stata limitata alle università e alle chiese. La previsione di Leifchild non poteva essere più sbagliata: lo stock di 1.250 copie fu esaurito in fretta e Darwin iniziò le correzioni per una seconda edizione. Il 9 dicembre, quando Darwin tornò a Downe, gli fu detto che Murray stava organizzando una seconda tiratura di 3.000 copie.

La recensione del dicembre 1859 sulla British Unitarian National Review fu scritta da un vecchio amico di Darwin, William Carpenter, il quale scrisse che solo un mondo di “ordine, continuità e progresso” si addiceva a una Divinità Onnipotente e che “qualsiasi obiezione teologica” sul fatto che una specie di lumaca o una razza di cane derivasse da un’altra fosse “semplicemente assurda“. Il giorno di Santo Stefano, il Times chiese a Huxley di scrivere una recensione, portando Darwin a chiedere all’amico: “come sei riuscito a influenzare Giove Olimpo per farti dare dare tre colonne e mezzo per scrivere di scienza pura? i vecchi conservatori penseranno che il mondo stia per finire.” Anche Hooker scrisse una recensione favorevole, che fu pubblicata alla fine di dicembre sul Gardener’s Chronicle.

Mentre l’opera veniva acclamata dall’ambiente ateo, il clero criticò aspramente la teoria di Darwin, e i dibattiti che ne seguirono furono particolarmente accesi. Questo ci riporta a quello di sabato 30 giugno 1860. La sala era affollata di clero, studenti universitari, professori di Oxford e gentildonne in attesa che Samuel Wilberforce, vescovo di Oxford, ripetesse le selvagge critiche che aveva rivolto nel 1847 ai Vestigi (pubblicati dall’editore Robert Chambers nel 1844). Inizialmente, Huxley non era intenzionato a partecipare al dibattito, ma cambiò idea dopo aver incontrato Chambers che lo accusò di averli abbandonati. Darwin invece non potè partecipare in quanto malato.

Caricature dell’epoca di Huxley (a sinistra) e Wilberforce (a destra)

Inizialmente il clima fu tranquillo e il dibattito si svolse in maniera equilibrata, per poi diventare più acceso e culminare con lo scambio di battute divenuto celebre tra Wilberforce e Huxley. In particolare quest’ultimo si sarebbe risentito per la battuta di Wilberforce, volta a deviare la discussione fuori dai binari rigorosamente scientifici.

Entrambe le fazioni rivendicarono la vittoria, con Hooker e Huxley che inviarono a Darwin resoconti trionfali, anche se contraddittori tra loro. I sostenitori del darwinismo colsero questo incontro come un segno che l’idea di evoluzione non potesse essere soppressa dalle autorità. Inoltre, anche i chierici liberali si convinsero che la fede letterale della Bibbia fosse stata definitivamente messa in discussione dalla scienza. A tal proposito, il filosofo William Whewell scrisse al suo amico James David Forbes (geologo inventore del sismometro) che “forse il Vescovo [Wilberforce] non era prudente nell’avventurarsi in un campo dove nessuna eloquenza può sostituire la necessità di una conoscenza precisa”.

I consigli di Darwin per combattere il surriscaldamento globale

L’importanza delle osservazioni di Darwin può essere apprezzata anche dai dettagli. Ad esempio il biologo descrisse come una mescolanza di specie vegetali vicine tra loro cresce meglio rispetto alle singole specie piantate individualmente. Questa osservazione è contenuta nel quarto capitolo del già citato libro del 1859 “Sull’origine delle specie attraverso la selezione naturale”.

Questa osservazione è una delle pietre miliari della strategia che sta prendendo piede per rallentare il cambiamento climatico. Dal momento che non esiste una tecnologia artificiale in grado di competere con le foreste per l’assorbimento dell’anidride carbonica atmosferica, i governanti stanno iniziando a considerare l’idea aumentare le “aree verdi” del pianeta per combattere il surriscaldamento globale. L’idea di Darwin di coltivare molte piante diverse insieme per aumentare la resa complessiva è attualmente studiata da eminenti accademici. Scienziati e politici provenienti da Australia, Canada, Germania, Italia, Nigeria, Pakistan, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti si sono riuniti di recente per discutere se l’idea di Darwin possa essere una soluzione valida per creare nuove foreste in grado di assorbire il carbonio in modo sicuro ed efficiente.

Le foreste sono macchine complesse, costituite da milioni di componenti. La piantumazione di alberi può causare danni ecologici se eseguita male, in particolare se non vi è sufficiente diversità vegetale. Seguendo il pensiero di Darwin, c’è una crescente consapevolezza che le foreste più sane sono quelle con la maggiore varietà di alberi, e con alberi di varie età. Le foreste che seguono questo modello garantiscono una crescita da due a quattro volte più rapida rispetto a quelle con minore varietà, massimizzando la cattura del carbonio e anche la resilienza alle epidemie, ai rapidi cambiamenti climatici e alle condizioni meteorologiche estreme. Questo succede perché nelle foreste miste, ogni specie accede a diverse fonti di nutrienti grazie alle altre, portando a rendimenti complessivi più elevati.

Ecco quindi come le idee di Darwin, inizialmente contestate dagli estremisti clericali, si si stanno rivelando ancora estremamente attuali, 150 anni più tardi.

Fonti

https://en.wikipedia.org/wiki/1860_Oxford_evolution_debate

https://en.wikipedia.org/wiki/Reactions_to_On_the_Origin_of_Species

https://en.wikipedia.org/wiki/On_the_Origin_of_Species

https://theconversation.com/a-150-year-old-note-from-charles-darwin-is-inspiring-a-change-in-the-way-forests-are-planted-170909

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