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“Inception” diventa realtà: è possibile comunicare attraverso i sogni

Perché sogniamo? Come si creano gli scenari che popolano i nostri sogni? Sognare conferisce qualche beneficio alla funzione cerebrale? Queste e altre domande rimangono aperte specialmente a causa delle limitate opzioni disponibili per scrutare le esperienze oniriche. Al risveglio, i ricordi dei sogni tendono ad essere distorti o frammentari a causa della nostra scarsa capacità di formare nuovi ricordi durante il sonno e di tenerli a mente dopo che il sogno è terminato. La capacità di comunicare con i sognatori in tempo reale, in modo che possano descrivere le loro esperienze mentre si trovano nel mezzo di un sogno, amplierebbe notevolmente le possibilità di esplorare scientificamente le esperienze oniriche.

Nel film Inception, Leonardo DiCaprio entra nei sogni di altre persone per interagire con loro e rubare segreti al loro subconscio. Ora, sembra che nella realtà abbiamo fatto un piccolo passo che ci avvicina a questa trama di fantascienza. Infatti, per la prima volta, i ricercatori hanno avuto interazioni con persone dormienti e consapevoli di stare sognando. I risultati, provenienti da quattro laboratori diversi e riguardanti 36 partecipanti, suggeriscono che le persone siano in grado di ricevere ed elaborare complesse informazioni esterne durante il sonno.

La trottola nel film Inception (2010), che consentiva ai personaggi di scoprire se si trovavano nel mondo reale (se si fermava) o in quello onirico (se continuava a girare).

I sogni lucidi

Nei sogni classici, le persone giudicano la loro esperienza con un alto grado di accettazione e una mancanza di valutazione critica, poiché non si rendono conto che la loro esperienza è un sogno. Invece, un sogno lucido differisce in quanto il sognatore acquisisce l’intuizione sfuggente di essere in un sogno. I sogni lucidi si verificano prevalentemente durante il sonno REM e possono essere accompagnati dal movimento degli occhi. Tuttavia, i sogni lucidi sono rari ed è impossibile evocarli intenzionalmente, il che ha reso difficile per i ricercatori studiarli in laboratorio.

Le prime menzioni dei sogni lucidi risalgono agli scritti del filosofo greco Aristotele nel IV secolo a.C. e per la prima volta ne è stata appurata l’esistenza negli anni ’70, grazie ad esperimenti sulla fase REM del sonno. Una persona su due ha avuto almeno un sogno lucido nella vita, e circa il 10% della popolazione li sperimenta almeno una volta al mese. Sebbene rara, questa consapevolezza di trovarsi in un sogno e persino di controllarne alcuni aspetti può essere migliorata con l’addestramento.

L’esperimento

Inizialmente, per comunicare con i sognatori lucidi (e quindi entrare nei loro sogni) venivano utilizzati stimoli come luci, shock e suoni. Tuttavia, i dormienti fornivano risposte minime, senza trasmissioni di informazioni complesse. Questa volta, quattro team indipendenti in Francia, Germania, Paesi Bassi e Stati Uniti hanno cercato di superare tale limite, al fine di stabilire una complessa comunicazione a due vie (domanda-risposta) durante i sogni, facendo domande che i volontari non avevano mai sentito durante l’addestramento. Tra i volontari vi erano alcuni sognatori lucidi abituali e altri che non avevano mai sperimentato un sogno lucido prima, ma ricordavano almeno un sogno alla settimana. I ricercatori li hanno prima allenati a riconoscere quando stavano sognando, spiegando come funziona un sogno lucido e insegnando segnali (suoni, luci o battiti delle dita) che sarebbero stati impiegati per comunicare con loro durante il sonno. Ogni laboratorio ha utilizzato un modo diverso per comunicare con i dormienti, dalle domande vocali alle luci lampeggianti.

Quando i partecipanti si addormentavano, gli scienziati controllavano la loro attività cerebrale, il movimento degli occhi e le contrazioni dei muscoli facciali – indicatori comuni del sonno REM – con elmetti per elettroencefalogramma dotati di elettrodi. Su un totale di 57 sessioni di sonno, sei individui hanno segnalato che stavano avendo sogni lucidi in 15 sessioni. Durante quei test, i ricercatori hanno posto ai sognatori semplici domande (che richiedevano sì o no come risposta) o problemi di matematica (semplici operazioni aritmetiche). Per rispondere, i sognatori utilizzavano i segnali che avevano imparato prima di addormentarsi, come sorridere o aggrottare la fronte, muovere gli occhi più volte per indicare una somma, o ancora, nel laboratorio tedesco, muovere gli occhi seguendo schemi che corrispondevano al codice Morse.

I ricercatori hanno posto un totale di 158 domande ai partecipanti, che hanno risposto correttamente nel 18,6% delle volte. I sognatori hanno dato la risposta sbagliata solo al 3,2% delle domande; Il 17,7% delle risposte non erano chiare e il 60,8% delle domande non ha ottenuto risposta. Secondo i ricercatori, questi numeri dimostrano che la comunicazione, anche se difficile, è possibile.

Al risveglio, i partecipanti sono stati invitati a descrivere i loro sogni. Alcuni hanno ricordato le domande come parte del sogno: ad esempio, una persona ha riferito di aver sentito un’autoradio enunciare alcuni problemi di matematica. Un altro partecipante si trovava ad una festa quando ha sentito una voce, come il narratore in un film, che gli chiedeva se parlasse spagnolo.

Quali benefici può portare questa scoperta?

La speranza è che questa tecnica di comunicazione con una persona dormiente possa essere utilizzata a livello terapeutico, per influenzare i sogni delle persone, in modo che possano affrontare meglio traumi, ansia e depressione. Inoltre queste “conversazioni” potrebbero anche aiutare il sognatore a risolvere problemi, apprendere nuove abilità o persino sviluppare idee creative. Attualmente, modificare i pensieri delle persone durante i sogni rimane fantascienza. Tuttavia, questo esperimento costituisce un primo passo fondamentale nella comunicazione con i sognatori, come lo fu la prima conversazione telefonica: la strada è tracciata.

Fonti

https://www.sciencemag.org/news/2021/02/scientists-entered-peoples-dreams-and-got-them-talking

https://www.cell.com/current-biology/fulltext/S0960-9822(21)00059-2

2 Comments »

  1. A me succede abbastanza spesso. Per esempio quando sogno di volare e ad un certo momento comincio ad andare sempre più in alto e so che non dovrei perché è pericoloso ma non posso farne a meno, e poi, come avevo temuto, ad un certo punto comincio a scendere in picchiata e non ho strumenti per frenare, e un attimo prima di schiantarmi dico “ma tanto sto solo sognando, non sto mica rischiando di ammazzarmi davvero”. Oppure sono sott’acqua e sto tentando di risalire, ma la superficie è troppo lontana, non ce la faccio più a stare senza inspirare, e allora mi invento delle piccole bolle d’aria sott’acqua che mi consentono un breve inspirazione, sufficiente a raggiungere la bolla successiva. Altre volte ancora dico no, questo finale non mi piace adesso lo cambio, e allora riavvolgo il nastro fino al punto da cui è iniziata la parte che non mi piace e riparto in un’altra direzione.
    A volte mi capita anche di fare sogni estremamente complessi con varie vicende che si susseguono e vari personaggi che intervengono, e di ricordarli al risveglio fin nei minimi particolari.

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