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Vaccino AstraZeneca e trombosi: la situazione attuale

Il vaccino AstraZeneca

Il vaccino AstraZeneca è un vaccino per la prevenzione del COVID-19 nelle persone di età pari o superiore a 18 anni. Il vaccino è costituito da un virus innocuo appartenente alla famiglia degli adenovirus, diverso dal coronavirus SARS-CoV-2. Questo adenovirus è stato modificato per contenere il gene che codifica per la proteina Spike del SARS-CoV-2. Quindi il vaccino AstraZeneca non contiene il coronavirus e per questo non può causare il COVID-19. Gli effetti collaterali più comuni sono generalmente lievi o moderati e migliorano entro pochi giorni dalla vaccinazione.

I casi di trombosi e il responso dell’EMA (European Medicines Agency)

Come avrete sentito, sono stati riportati alcuni casi di morte per trombosi in persone che avevano da poco ricevuto il vaccino AstraZeneca, suscitando preoccupazione. In via temporanea è quindi stato sospeso il suo utilizzo, in attesa del responso dell’EMA. Il 18 marzo 2021, il comitato per la sicurezza dell’EMA ha concluso la sua revisione preliminare sul rischio di coaguli di sangue nelle persone vaccinate con AstraZeneca. Ecco i punti salienti:

  • i benefici del vaccino continuano ad essere nettamente superiori al rischio di effetti collaterali;
  • il vaccino non è associato ad un aumento del rischio complessivo di coaguli nel sangue in coloro che lo ricevono;
  • non ci sono prove di un problema relativo a lotti specifici del vaccino o a particolari siti di produzione;
  • tuttavia, il vaccino potrebbe essere collegato a casi molto rari di coaguli di sangue associati a trombocitopenia, cioè bassi livelli di piastrine (gli elementi del sangue che ne favoriscono la coagulazione), inclusi rari casi di trombosi venosa cerebrale (CVT), ovvero coaguli nei vasi che drenano il sangue dal cervello. Dal momento che il numero di questi eventi riportati dopo la vaccinazione è inferiore a quello previsto nella popolazione generale (i casi sono ancora troppo pochi per eseguire analisi statistiche affidabili), si può concludere che non vi è alcun aumento del rischio complessivo: circa 20 milioni di persone hanno ricevuto il vaccino AstraZeneca nel Regno Unito e nell’UE e sono stati riportati solo 7 casi di coaguli di sangue in più vasi sanguigni (coagulazione intravascolare disseminata, DIC) e 18 casi di CVT. In conclusione, un nesso causale con il vaccino non è stato dimostrato, ma rimane la possibilità e sarà oggetto di approfondite analisi.

Gli esperti del Comitato hanno esaminato i casi di DIC e CVT, 9 dei quali hanno avuto conseguenze fatali. La maggior parte di questi casi si è verificata in donne al di sotto dei 55 anni. Poiché questi eventi sono rari e lo stesso COVID-19 può causare disturbi della coagulazione, è difficile stimarne il rischio di base nelle persone che non hanno ricevuto il vaccino. Tuttavia, sulla base dei dati pre-COVID, è stato calcolato che entro il 16 marzo ci si sarebbe aspettati meno di 1 caso di DIC tra le persone sotto i 50 anni entro 14 giorni dalla somministrazione del vaccino, mentre sono stati segnalati 5 casi. Allo stesso modo, nella stessa fascia d’età ci si sarebbero aspettati 1,35 casi di CVT, mentre ne sono stati riportati 12. Tale squilibrio non è stato osservato nella popolazione più anziana a cui era stato somministrato il vaccino.

I casi di trombosi

I pazienti affetti da DIC e CVT soffrono di coaguli sanguigni diffusi, conta piastrinica bassa e sanguinamento interno, che rendono il quadro clinico peculiare, escludendo i tipici ictus o coaguli di sangue. Nella CVT, la vena che drena il sangue dal cervello è bloccata, il che può provocare un’emorragia massiccia e mortale nel cervello. Tutti i pazienti hanno anche bassi livelli di piastrine, un possibile segno di una coagulazione diffusa. I sintomi ricordano una sindrome chiamata coagulazione intravascolare disseminata, in cui si formano coaguli di sangue in tutto il corpo, esaurendo il suo apporto di piastrine. Quando i coaguli provocano lo scoppio dei vasi sanguigni, il corpo fa più fatica a fermare l’emorragia interna, che può danneggiare il cervello o altri organi.

Recentemente, il New York Times ha riportato che negli USA 36 persone che avevano ricevuto i vaccini Pfeizer e Moderna hanno riportato una malattia del sangue in qualche modo simile, chiamata trombocitopenia immunitaria (ITP). La Food and Drug Administration ha studiato questi casi, specificando però che questa sindrome non era più frequente nelle persone vaccinate rispetto a quelle che ancora non avevano ricevuto il vaccino. I casi visti in Europa nelle ultime settimane sono però diversi dall’ITP, alla quale mancano i coaguli di sangue diffusi osservati nei pazienti europei.

Il Regno Unito, che ha somministrato il vaccino AstraZeneca a più di 10 milioni di persone, non ha finora segnalato casi di coaguli insoliti o disturbi emorragici. Però, nel resto d’Europa la situazione è diversa. Un’infermiera austriaca di 49 anni è stata uno dei primi casi. È morta a causa di “disturbi della coagulazione” che sono culminati in emorragie interne. Sintomi simili sono stati riportati in quattro pazienti norvegesi, due dei quali sono morti. Lunedì 15 marzo, i funzionari tedeschi hanno riportato 7 segnalazioni di CVT, tre delle quali fatali, in pazienti che erano stati recentemente vaccinati con AstraZeneca (tra 4 e 16 giorni dopo l’iniezione). Secondo un’analisi predittiva, un solo caso di CVT si sarebbe dovuto manifestare tra gli 1,6 milioni di persone che hanno ricevuto la dose.

Le possibili cause della trombosi

I sintomi insoliti possono essere il risultato di una reazione immunologica molto forte. Inoltre, dal momento che una delle caratteristiche del COVID-19 è proprio la coagulazione anomala, è possibile che i pazienti affetti da trombosi abbiano avuto un’infezione da COVID-19 prima di essere vaccinati; molti erano operatori sanitari e insegnanti che potrebbero essere stati esposti al lavoro. A seguito dell’infezione, il vaccino potrebbe in qualche modo aver innescato una reazione eccessiva da parte del sistema immunitario, scatenando la sindrome della coagulazione diffusa.

Se esiste davvero un legame tra il vaccino e le malattie del sangue, un ruolo cruciale potrebbe essere ricoperto dal sistema del complemento. Si tratta di una componente enzimatica del sistema immunitario in grado di aumentare la risposta anticorpale e uccidere cellule estranee. La deregolazione del sistema del complemento può portare a malattie caratterizzate da trombosi, trombocitopenia e resistenza agli anticoagulanti tradizionali. Inoltre tutte sono provocate da fattori scatenanti come infezioni, infiammazioni, gravidanza, cancro, vaccini.

In un articolo pubblicato nell’ottobre 2020 su Blood, Brodsky e colleghi hanno dimostrato che la proteina Spike del virus SARS-CoV-2, legandosi alla superficie interna dei vasi sanguigni, è in grado di attivare il sistema del complemento. In alcune persone, ciò porta ad una risposta immunitaria contro le cellule che rivestono il vaso, risultando nella coagulazione del sangue con conseguenti relative patologie.

Alcuni scienziati hanno ipotizzato che lotti specifici del vaccino abbiano causato il problema, ad esempio perché erano contaminati o contenevano una dose più elevata. Tuttavia ciò è improbabile, perché in tutta Europa i pazienti hanno ricevuto dosi da molti lotti diversi, anche se l’EMA non ha potuto stabilire se tutti i lotti coinvolti provenissero dalla stessa struttura.

Dal momento che la maggior parte dei pazienti sono donne al di sotto dei 50 anni, una questione che verrà attentamente monitorata sarà l’utilizzo di anti-concezionali orali, che sono noti aumentare il rischio di tromboembolismo venoso. Non è quindi da escludere che in alcune pazienti la combinazione pillola-vaccino possa provocare questi gravi effetti collaterali.

A cosa è servita la sospensione del vaccino?

La dichiarazione dell’EMA non risolve le perplessità, anzi, l’ho trovata piuttosto deludente. In sostanza non si sa ancora nulla e ci si para il fondoschiena con un generico “monitoreremo la situazione“. Allora a cosa è servito sospendere il vaccino? A nulla, se non a perdere tempo prezioso. Presumibilmente lo stop è stato imposto dalla politica, che deve sempre avere un occhio di riguardo per l’opinione pubblica, e il teatrino è stato completato con l’inutile comunicato dell’EMA. Ora, come prevedibile, si riparte con le vaccinazioni (non serviva l’analisi del Comitato dell’EMA per scoprire che i benefici del vaccino surclassano i rischi).

E se mi capitasse l’AstraZeneca?

Adesso ci stiamo tutti chiedendo, preoccupati, “e se quando arriva il mio turno mi capitasse l’AstraZeneca?“. Anche io, non lo nego. Ma avrebbe senso rifiutare il vaccino AstraZeneca per aspettare Pfizer o Moderna? Secondo me no, e vi spiego perché:

  • prima di tutto non sarebbe eticamente corretto: se lo rifiutassi perché lo considero un pericolo, sarebbe un proiettile che io evito ma che colpirebbe qualcuno dietro di me;
  • in secondo luogo, pensate che in caso di rifiuto ci sia pronto nel freezer un Pfizer ghiacciato che aspetta solo di esservi servito? Volete davvero rischiare di stare ancora tanti mesi esposti alla malattia?
  • e infine ci sono i numeri. Paul Hunter, esperto di malattie infettive presso l’Università dell’East Anglia, ha spiegato che se il rischio di CVT è aumentato dal vaccino a 5 o più casi per milione di persone vaccinate (0,0005%), il tasso di mortalità per COVID-19 nelle persone appartenenti alla stessa fascia d’età (meno di 50 anni) è dello 0,1%, ovvero 1000 morti per milione di infetti (quindi un rischio 200 volte più alto).

Fonti

https://www.ema.europa.eu/en/news/covid-19-vaccine-astrazeneca-benefits-still-outweigh-risks-despite-possible-link-rare-blood-clots

https://www.sciencemag.org/news/2021/03/it-s-very-special-picture-why-vaccine-safety-experts-put-brakes-astrazeneca-s-covid-19

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