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La dieta chetogenica: un possibile alleato per combattere il cancro?

Quanto può aiutare una dieta specifica nel combattere un tumore? L’argomento è molto delicato, in quanto spesso oggetto di truffatori che spacciano diete particolari come cure miracolose in grado di sostituire le chemioterapie convenzionali. In questo articolo vedremo prima come il metabolismo delle cellule tumorali si differenzi da quelle sane, poi presenterò lo status attuale della ricerca sull’argomento. Piccolo spoiler: nessuna dieta sarà mai in grado di sostituire una terapia farmacologica.

I carboidrati

I carboidrati sono composti da una o più molecole di zucchero. Esempi di carboidrati formati da una singola molecola di zucchero sono il glucosio, il fruttosio e il galattosio e vengono chiamati monosaccaridi. Quando due monosaccaridi si uniscono, formano un disaccaride (ad esempio saccarosio [glu + fru] e lattosio [gal + glu]). Monosaccaridi e disaccaridi prendono il nome di zuccheri semplici, mentre quando più monosaccaridi si uniscono a formare lunghe catene, si parla di polisaccaridi (amido, cellulosa, glicogeno).

Le piante producono carboidrati con lo scopo di immagazzinare l’energia del sole e il glucosio è la principale “valuta energetica” utilizzata dall’organismo. Infatti, quando digeriamo un polisaccaride, gli enzimi devono decomporlo in singole unità di glucosio, per rendere spendibile dalle cellule l’energia immagazzinata.

Carboidrati e cancro

Le cellule tumorali richiedono fino a 40 volte più glucosio rispetto a quelle normali per produrre energia, poiché metabolizzano gli zuccheri attraverso un processo diverso e meno efficiente rispetto alle cellule sane. Per bruciare il glucosio e produrre energia, le cellule hanno bisogno di usare l’ossigeno. Tuttavia, poiché le cellule tumorali crescono in maniera incontrollata, le masse cancerogene sono sovraffollate e caratterizzate da in un ambiente a basso contenuto di ossigeno. Ciò fa sì che queste cellule scompongano gli zuccheri attraverso un processo anaerobico (senza ossigeno), che è meno efficiente.

Cosa succede se la massa tumorale non riceve abbastanza zuccheri per sopravvivere con il metabolismo anaerobico? Per fornire gli zuccheri in eccesso, il fegato scompone le proteine dei muscoli e i depositi di grasso dell’organismo. Ciò spiega perché i malati di cancro spesso vanno incontro a perdita di peso e affaticamento.

La dieta chetogenica

Il paragrafo precedente lascia intendere che una dieta ben pianificata possa limitare selettivamente le cellule tumorali, rallentandone la crescita. Uno degli scopi della terapia nutrizionale è infatti quello di limitare la quantità di glucosio in eccesso disponibile per il tumore, fornendo al contempo energia sufficiente per il cervello e altre funzioni vitali. A tale scopo è stata sviluppata la cosiddetta dieta chetogenica. Si tratta di una dieta ricca di grassi e povera di carboidrati, che fornisce un apporto adeguato di proteine e calorie, originariamente sviluppata negli anni ’20 come trattamento per l’epilessia.

Può la dieta chetogenica essere una valida strategia per combattere il cancro?

La dieta chetogenica da sola non è in grado di vincere il cancro, ma potrebbe in futuro essere integrata con le terapie antitumorali per combattere la malattia. Circa il 60% degli studi preclinici (sugli animali) suggeriscono infatti che la dieta chetogenica contribuisca a contrastare la crescita tumorale, nel 20% non sono stati osservati effetti di sorta, mentre nel 10% dei casi la dieta chetogenica ha un effetto protumorale. Nel rimanente 10% non è stato invece possibile trarre conclusioni.

E cosa dicono gli studi clinici (sui pazienti)? Finora, gli studi disponibili riguardano casi di pazienti singoli (e non su larga scala), per lo più orientati a stabilire la sicurezza della dieta chetogenica e studiare come l’organismo di un paziente tumorale reagisce ad essa. Nessuno di questi studi ha riscontrato effetti negativi, al contrario questa dieta sembra migliorare la qualità della vita dei pazienti, ma va tenuto in mente che servono prima studi su larga scala per avere conferma di queste osservazioni.

La dieta chetogenica sembra creare un ambiente metabolico sfavorevole per la proliferazione delle cellule tumorali e quindi rappresenta un promettente adiuvante per un regime terapeutico paziente-specifico. Un chiaro vantaggio di questa dieta è la capacità di aumentare la risposta ai farmaci chemioterapici. Tuttavia esistono ancora numerose limitazioni, come i disegni di studio eterogenei (quindi difficili da confrontare) e regimi dietetici divergenti negli studi preclinici e clinici. L’unificazione del regime chetogenico negli studi clinici è un problema, dal momento che la dieta è limitata dalle preferenze dietetiche individuali dei pazienti. Pertanto, anche se l’evidenza preclinica indica chiaramente un effetto antitumorale complessivo della dieta chetogenica, rimane difficile trarre conclusioni sul suo effetto reale nel contrastare la crescita del cancro.

In conclusione, la maggior parte degli studi preclinici e alcuni studi clinici supportano l’uso della dieta chetogenica come terapia adiuvante contro il cancro (quindi non in sostituzione!).

Nuove scoperte

Come abbiamo visto, il fatto che le cellule tumorali utilizzino più glucosio di quelle sane è arcinoto. A cosa serve questo enorme quantitativo di glucosio? La risposta logica è che fornisce la materia prima necessaria per produrre le nuove cellule tumorali. Peccato che uno studio del 2016 condotto dal gruppo di Matthew Vander Heiden, del Massachusetts Institute of Technology, abbia confutato questa teoria: difatti è stato scoperto che non è il glucosio a fornire la materia prima che le cellule tumorali sfruttano per proliferare, bensì gli aminoacidi. Questi sono i costituenti delle proteine, consumate dalle cellule in quantità molto inferiori. In questo studio sono stati coltivati diversi tipi di cellule sane e tumorali, che venivano poi nutrite con diversi elementi, tutti marcati per poterli tracciare (come se avessero un trasmettitore GPS che permette di conoscere in ogni momento la loro localizzazione). Sebbene le cellule consumino glucosio e l’amminoacido glutammina a velocità molto elevate, i ricercatori hanno scoperto che queste due molecole contribuiscono in minima parte a costruire la massa delle nuove cellule: il glucosio in particolare contribuisce per il 10-15%, mentre la glutammina per circa il 10%. Invece, la maggior parte della massa cellulare è dovuta agli altri amminoacidi, che contribuiscono per il 20-40% della massa totale. Dal momento che le cellule sono costituite principalmente da proteine, questo risultato non dovrebbe sorprendere: se vogliamo costruire una casa in mattoni, è più facile se disponiamo già di una pila di mattoni pronta per l’uso, invece di dover iniziare con il cuocere l’argilla.

Questa scoperta non cancella quanto spiegato prima: rimane solo da capire a cosa serva il grande quantitativo di glucosio. Finché questo aspetto non sarà chiarito, sarà problematico introdurre la dieta chetogenica e le sue varianti nella terapia antitumorale.

Fonti

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7056920/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4766004/

5 Comments »

    • Gli attacchi epilettici sono solitamente causati da ipereccitabilità dei nervi, o mancanza di meccanismi inibitori. La dieta chetogenica riduce la quantità di glutammato (neurotrasmettitore eccitante) nel cervello e promuove la sintesi di GABA (neurotrasmettitore inibitorio), rendendo meno probabile che si verifichi un attacco. La dieta può anche ridurre l’infiammazione nel cervello e l’infiammazione dovuta a infezioni come meningite, encefalite o malattie autoimmuni possono scatenare convulsioni.

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      • Grazie. Un’altra domanda: quando si parla di epilessia in un contesto come questo si intende solo il grande male o anche il piccolo male?

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      • Grazie. E’ vero che sono completamente guarita e da decenni non più avuto attacchi, ma non si può mai sapere, tanto più che mi è stato detto che il meningioma potrebbe scatenare un attacco. E grazie alla gastrite che mi obbliga a stare attenta coi farinacei sono già abbastanza a posto di mio. Ma meglio saperlo, che ho un motivo in più per starci attenta.

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