Una vita da ricercatore

Com’è la vita di un ricercatore? Se avete guardato “The Big Bang Theory”, probabilmente vi sarete fatti un’idea, che diventerebbe corretta se levaste le parti umoristiche. No, sto scherzando. Adoro fare il ricercatore. Penso che sia abbastanza divertente, ma probabilmente sono solo troppo nerd e penso che sia divertente quello che è in realtà è black humor. Non vi fa ridere quando, dopo aver lavorato 60 ore in una settimana per completare degli esperimenti importanti, l’ultimo giorno mischiate per sbaglio due campioni diversi e dovete ripetere tutto da capo? Storia vera, gente. E nonostante ciò, amo il mio lavoro.

Sono un biologo specializzato nella ricerca tumorale, ma penso di poter parlare per chiunque lavori in un laboratorio. I ricercatori svolgono un lavoro molto complicato. A differenza di un inventore, noi dobbiamo scoprire qualcosa che esiste già e questo rende il nostro compito più difficile rispetto alla creazione di qualcosa di nuovo. Con pochi indizi, è necessaria un’enorme dose di fortuna per scegliere la direzione giusta verso la quale muoversi. La manualità non è il requisito più complicato, anche se in laboratorio è richiesta molta precisione. Una conoscenza adeguata e l’esperienza per pianificare e condurre un progetto sono la parte dolente. Ecco perché dopo la laurea dobbiamo conseguire un dottorato di ricerca, durante il quale studiamo nel dettaglio l’argomento di interesse e impariamo a fare “vera” ricerca.

Come un archeologo, anche noi esploriamo strade sconosciute, cercando di svelare un mistero. In un certo senso, siamo una specie di Indiana Jones: con un camice da laboratorio al posto del cappello, cerchiamo di evitare i fallimenti come lui evita le trappole. L’unica differenza è che lui ci riesce. Il fallimento è inevitabile in ciò che facciamo. Questa è una questione seria, perché se non potete accettare il fatto di fallire molte volte prima di ottenere un buon risultato, non siete adatti per questo lavoro. Vi farebbe impazzire, e non sto esagerando: un recente sondaggio pubblicato sulla rivista Nature ha evidenziato che il 36% dei dottorandi sviluppa ansia e/o depressione durante il dottorato (https://www.nature.com/articles/ d41586-019-03489-1).

A volte, la ricerca offre il meglio dalle situazioni più inaspettate. Lasciate che vi racconti una storia. Nel 1879, Louis Pasteur stava studiando i batteri che causano il colera nei polli e chiese al suo assistente di inoculare alcuni batteri virulenti negli animali prima di una vacanza. L’assistente se ne dimenticò, così l’inoculazione venne effettuata utilizzando la vecchia cultura batterica (meno aggressiva), a vacanza terminata. Pasteur osservò che i polli sopravvissero, e non si ammalarono nemmeno dopo una successiva inoculazione con batteri virulenti. Grazie alla dimenticanza del suo assistente, Pasteur scoprì il vaccino attenuato per il colera di pollo. Con questa scoperta viene sancita la nascita dell’immunologia. Ecco un buon motivo per i ricercatori affinché non se la prendano troppo quando combinano qualche pasticcio in laboratorio. C’è sempre la possibilità che il piombo si trasformi in oro…

Anche la mia ragazza è una ricercatrice e penso sia una cosa positiva. Essere un ricercatore non è salutare per una relazione, se il partner non sa cosa significhi fare il tuo lavoro. A volte potreste fare strani orari: se un esperimento dura 12 ore, dovete trascorrere almeno mezza giornata in laboratorio; potreste dover lavorare durante i weekend (specialmente se avete a che fare con cellule o animali). Ora immaginate come potrebbe essere la mia vita se la mia ragazza non fosse una ricercatrice: “Tesoro, mi dispiace ma stasera faccio tardi in laboratorio” “Ancora? Scommetto che ti vedi con un’altra, vero? Maiale!” oppure “Domani non possiamo andar a fare shopping insieme, perché devo passare in laboratorio a splittare le cellule” “Domani è domenica, vuoi dire che le tue stupide cellule sono più importanti di me?”. Sì, sarebbe una relazione difficile.

Nonostante l’energia mentale richiesta dal mio lavoro e l’enorme quantità di straordinari non retribuiti, penso che non avrei potuto scegliere un lavoro migliore per me, perché si addice al mio carattere. Non mi piace seguire gli schemi, la routine mi annoia e sono affascinato dall’idea di essere l’unica persona al mondo a lavorare su un determinato progetto. Inoltre, mi esalta pensare che il mio lavoro possa contribuire in futuro a migliorare la salute delle persone.

Cosa ne pensate della vita di un ricercatore? Avete qualche domanda? Non esitate a chiedere e condividete con i vostri amici!

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