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Emicrania: cause sconosciute, pochi finanziamenti e terapie promettenti

L’emicrania è una delle forme più comuni di mal di testa, che solitamente insorge nella parte anteriore o laterale della testa e si può protrarre per qualche ora, fino ad alcuni giorni. Ha una frequenza che varia da qualche episodio all’anno, a 2-3 attacchi a settimana nei casi più gravi. Si tratta di un disturbo neurovascolare spesso sottovalutato, nonostante sia più comune di quanto si pensi: l’8% degli uomini e il 18% delle donne ne soffrono e di questi, il 13% ha almeno un attacco alla settimana. Secondo alcuni studi, poco più del 40% delle persone con emicrania cronica riceve cure; di queste, solo un quarto viene diagnosticato correttamente e di quelli diagnosticati, meno della metà riceve cure appropriate (quindi meno del 5% del totale). A ciò si aggiunge il fatto che, di questo 5%, non tutti seguono la terapia indicata, dal momento che talvolta è inefficace o presenta effetti collaterali. Questo perché la maggior parte delle cure proposte non è stata studiata per l’emicrania, ma ad esempio sviluppata per trattare disturbi dell’umore, depressione, ansia o altre condizioni psicologiche.

Pochi finanziamenti

La domanda è logica: perché non si studiano farmaci specifici per l’emicrania? Perché l’emicrania non è mai stata una priorità per la ricerca, né per i finanziamenti. È lecito pensare che il finanziamento dello studio di una malattia sia proporzionale al suo impatto sulla popolazione, e di solito funziona così. Per quanto riguarda l’emicrania, invece la situazione è diversa. Il suo impatto è simile a quello della cirrosi epatica e della schizofrenia, ma mentre queste ultime ricevono finanziamenti per oltre 200 milioni di dollari l’anno, l’emicrania ne riceve solo 20. Una possibile spiegazione sta nella stigmatizzazione della malattia. Chi non ne soffre pensa “è solo un mal di testa, è per via dello stress. Passa con un po’ di yoga”. È sorprendentemente difficile convincere i finanziatori che si tratta di una condizione patologica diffusa e seria.

Come si sviluppa l’emicrania

Le cause dell’emicrania sono tutt’ora sconosciute, mentre il meccanismo d’azione è noto e coinvolge principalmente il CGRP. Si tratta di una variante della calcitonina, nota come “calcitonine gene-related peptide” (da qui l’acronimo). Il CGRP svolge un ruolo importante nella vasodilatazione e per questo è rilevante nel sistema cardiocircolatorio e nella cura delle ferite. Siccome viene rilasciato dai nervi sensitivi (quelli responsabili della percezione degli stimoli), il CGRP è coinvolto anche nella percezione del dolore. Il suo ruolo nell’emicrania è consolidato e misurabile dall’innalzamento del suo livello nel sangue e nella saliva di pazienti affetti da questa condizione. La sensibilità al dolore deriva dalle fibre sensoriali del nervo trigemino, che forniscono una densa innervazione ai vasi sanguigni meningei all’interno del cranio. L’attivazione del ganglio trigemino provoca il rilascio nel sangue di varie molecole, tra le quali il CGRP, che porta a vasodilatazione e infiammazione neurogenica, che sono alla base dell’emicrania.

Trattamento

I primi farmaci testati contro l’emicrania furono i triptani, che tuttavia presentavano pesanti effetti collaterali a causa dell’effetto vasocostrittivo generalizzato. Nel 2000 è stato testato il primo di molti farmaci che agiscono come antagonisti del CGRP, ovvero cercano di prevenire il suo meccanismo d’azione, provando a limitare gli effetti collaterali. Nonostante ciò, diversi trial clinici sono stati abortiti a causa di conseguenze fisiologiche indesiderate, come un’eccessiva tossicità epatica. È stato ottenuto un netto miglioramento con l’introduzione di anticorpi monoclonali specifici per il CGRP. Un anticorpo monoclonale riconosce uno e un solo bersaglio, contro il quale è stato progettato, bloccandone specificamente il meccanismo d’azione. In questo modo gli effetti collaterali sono ridotti al minimo. Attualmente, quattro società sviluppano farmaci anticorpali monoclonali: Amgen, Teva Pharmaceuticals, Eli Lilly & Company e Alder Pharmaceuticals. Quattro farmaci sono attualmente in studi clinici di fase 3, e mostrano risultati incoraggianti sia su emicrania episodica che cronica. Nell’aprile 2020, la Food and Drug Administration (FDA) negli USA ha approvato Vyepti, il più recente farmaco contro l’emicrania. Si tratta di un antagonista del GPRD e viene somministrato per via endovenosa. Solamente il 2% dei test sono stati interrotti a causa degli effetti collaterali. Il grande vantaggio di questo trattamento è che, rispetto agli altri, ha un effetto quasi immediato (meno di un giorno nella metà dei pazienti trattati), mentre per gli altri farmaci è necessario aspettare giorni, settimane, o addirittura mesi prima che abbiano un effetto concreto.

Esistono anche alcuni trattamenti non farmacologici, che hanno il vantaggio di non presentare effetti collaterali. Attualmente, due dispositivi (portatili, quindi utilizzabili direttamente dal paziente) sono approvati dalla FDA e disponibili per il trattamento dell’emicrania: il dispositivo di stimolazione magnetica transcranica a impulso singolo (sTMS) (eNeura) e il dispositivo Cefaly (Cefaly-Technology). Il primo è un dispositivo di neuromodulazione che genera un campo magnetico di intensità e durata specifici facendo passare corrente elettrica attraverso bobine appositamente sagomate per adattarsi alla regione posteriore del cranio. Questi campi magnetici possono attraversare le ossa e i tessuti in modo indolore, stimolando l’attività elettrica complementare all’interno del cervello, così da contrastare la percezione del dolore. Invece Cefaly è un dispositivo esterno di stimolazione del nervo trigemino. Il dispositivo è collegato magneticamente a un elettrodo autoadesivo che viene posizionato sulla fronte. Precisi microimpulsi vengono inviati attraverso l’elettrodo al ramo superiore del nervo trigemino per alleviare il mal di testa durante un attacco di emicrania o per prevenirne futuri attacchi.

Fonti

https://www.healio.com/news/primary-care/20170714/new-targeted-approaches-offer-renewed-hope-for-migraine-treatment

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4187032/

https://jamanetwork.com/journals/jama/article-abstract/197628

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