Skip to content

Il coronavirus trovato negli esercizi commerciali non è infettivo

Un’importante scoperta sulla diffusione della Covid-19 è stata annunciata durante una conferenza stampa tenutasi il 14 aprile dal virologo tedesco Hendrik Streek. Ecco la notizia in breve: non è stata osservata alcuna infettività dai virus rilevati nei supermercati, ristoranti e negozi di parrucchieri, stando alle indagini condotte dal suo team. Hanno studiato la presenza virale nei negozi di alimentari e altre attività a Heinsberg, che è l’epicentro tedesco della Covid-19. Sebbene precedenti test di laboratorio abbiano dimostrato come il virus possa sopravvivere per diverse ore sulle superfici e in forma di aerosol, ciò non significa che ne siamo circondati. Infatti, Streek ha dichiarato che non è stato possibile rilevare alcun virus vivo nei campioni prelevati da maniglie delle porte, telefoni o servizi igienici. Questo non significa che non ci fossero tracce del virus (che infatti sono state rilevate), ma che il virus non era infettivo, in quanto morto. Streeck ha aggiunto: “siamo stati in una casa nella quale vivevano molte persone altamente contagiose, eppure non siamo riusciti a rilevare un virus infettivo su nessuna superficie”.

Ecco come Streek descrive la possibilità di venire contagiati in un negozio: “per “ricevere” il virus sarebbe necessario che qualcuno si tossisca in mano, tocchi immediatamente una maniglia e che poi subito dopo un’altra persona la afferri e si tocchi subito il viso”. Chiaramente queste dichiarazioni non vanno prese alla lettera, perché il rischio di contagio in un negozio non è nullo; tuttavia forniscono una quantificazione rassicurante di tale probabilità.

Un altro fatto incoraggiante è che il virus può sopravvivere in aria solo in forma di aerosol (ad esempio in goccioline di saliva), quindi il rischio di infezione esiste esclusivamente quando vengono inalate goccioline infette, come ha dichiarato il virologo Christian Drosten del Charité di Berlino.

La maggior parte delle infezioni è dovuta a contatti prolungati con persone malate, come ad esempio i familiari. Ciò è in linea con il risultato di uno studio condotto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in collaborazione con le autorità cinesi: “tra 344 aggregazioni che coinvolgono 1308 casi (su un totale di 1836 casi segnalati) nella provincia di Guangdong e nella provincia di Sichuan, la maggior parte (78% -85%) si sono verificati nelle famiglie”.

Queste informazioni diventano rilevanti ora che ci avviciniamo alla riapertura delle attività. Le persone hanno imparato ad evitare di toccarsi il viso e a disinfettarsi le mani non appena toccano qualcosa fuori di casa. Questo, insieme all’uso corretto delle mascherine chirurgiche, dovrebbe garantire sufficiente sicurezza per la riapertura delle varie attività economiche, anche se con ulteriori precauzioni sul distanziamento sociale. La situazione non tornerà alla normalità fino a quando non sarà disponibile un vaccino per la Covid-19, ma rappresenta comunque un primo passo importante.

 

Fonti

https://today.rtl.lu/news/science-and-environment/a/1498185.html

https://www.who.int/docs/default-source/coronaviruse/who-china-joint-mission-on-covid-19-final-report.pdf

https://www.thelocal.de/20200402/how-german-scientists-hope-to-find-answers-on-coronavirus-in-countrys-worst-hit-spot

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: