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I nuovi test per la Covid-19 arrivano… dalle fogne!

Le infezioni di coronavirus non diagnosticate potrebbero essere una fonte di nuovi focolai, rendendo difficile il controllo della Covid-19. È assai probabile che la pandemia si sia diffusa in modo incontrollato proprio a causa della “trasmissione invisibile”. All’inizio, i primi casi ospedalizzati erano trattati come normali polmoniti, mentre la maggior parte delle persone infette non presentavano sintomi. Si ritiene infatti che la maggior parte delle persone infette sia asintomatica, ma nonostante ciò siano in grado di diffondere la malattia esattamente come i malati sintomatici. L’unico modo per controllare la pandemia è isolare tutte le persone contagiate, ma è una vera “missione impossibile” (purtroppo nemmeno Tom Cruise sarebbe di aiuto): testare tutti è impensabile, anche perché il test dovrebbe essere eseguito periodicamente. Inoltre è improbabile che la malattia scompaia dopo questa crisi. Quindi cosa fare? Un aiuto inaspettato potrebbe arrivare dalle … fogne. Sì, sono serio: gli scienziati ci stanno già lavorando ed è un’idea brillante. Testare le acque reflue (l’acqua che passa attraverso il sistema di drenaggio verso un impianto di trattamento) darebbe una prima fondamentale indicazione di un nuovo focolaio dell’epidemia. L’analisi delle acque reflue presenta numerosi vantaggi:

  1. Tempo. Mentre la Covid-19 potrebbe essere asintomatica anche per due settimane, il virus viene rilevato nelle feci dopo tre giorni dall’infezione. Ciò consentirebbe di risparmiare fino a 10 giorni di attesa, un tempo cruciale per limitare la diffusione dell’epidemia, come abbiamo dolorosamente imparato.
  2. Monitoraggio regolare. Un test sulle acque reflue può essere ripetuto periodicamente e un aumento della presenza virale verrebbe rilevato all’istante.
  3. Infezioni invisibili. Le strutture di trattamento raccolgono acque reflue di milioni di persone, quindi il test fornirebbe informazioni anche sulle migliaia di individui contagiati asintomatici.

Prima di introdurre i test sulle acque reflue nel meccanismo di prevenzione, è necessario raccogliere alcune informazioni essenziali. Ad esempio, deve essere calcolata una stima precisa della quantità di virus presente nelle feci. Ciò consentirà di stimare quante persone sono infette, a seconda della quantità di virus rilevata nelle acque reflue. Inoltre, è molto importante stabilire la sensibilità del test, affinché il virus possa essere misurato anche a basse concentrazioni, per individuare l’epidemia fin dai suoi primi giorni. Nei Paesi Bassi, i ricercatori hanno rilevato il virus SARS-CoV-2 nelle acque reflue dell’aeroporto di Amsterdam Schipol solo quattro giorni dopo la conferma del primo caso di coronavirus nel Paese.

In tutto il mondo, i test sulle acque reflue sono già impiegati con successo per valutare la presenza di norovirus, batteri resistenti agli antibiotici, poliovirus e la diffusione del morbillo. È importante ricordare, però, che non vengono proposti come alternativa ai test individuali, i quali non saranno sostituiti, bensì come un’implementazione della strategia di sorveglianza.

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