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Testare l’efficacia di un vaccino per il COVID-19 infettando intenzionalmente volontari vaccinati: un atto eroico o un rischio inutile?

Negli ultimi mesi mi sono ripromesso di scrivere il meno possibile per quanto riguarda il COVID-19. Già ne leggete da ogni parte e allora preferisco intrattenervi con altri argomenti, un po’ più leggeri. Questa volta però un articolo diventa doveroso, perché ci stiamo avvicinando alle fasi finali dello sviluppo di un vaccino (che richiederanno ancora svariati mesi, badate bene) e sta sorgendo un grande problema etico, che penso debba essere approfondito.

Fin dai primi giorni della pandemia, alcuni ricercatori hanno proposto un metodo rapido e diretto per determinare se un vaccino per il COVID-19 funziona davvero: infettare di proposito con il virus SARS-CoV-2 volontari precedentemente vaccinati. Ovviamente questa proposta ha scatenato violente polemiche ed ha incontrato l’opposizione di etici e scienziati. Mesi dopo, cosa è cambiato? Sostanzialmente due cose:

  1. si è costituito un grande corpo di volontari disposti a farsi infettare con il SARS-CoV-2 dopo essere stati vaccinati;
  2. sono stati isolati e coltivati in laboratorio diversi ceppi di virus necessari per gli studi sui vaccini.

I volontari provengono da un gruppo di patrocinio, 1Day Sooner, che ha finora registrato oltre 30.000 persone provenienti da 140 paesi. Il gruppo ha redatto una lettera aperta firmata da 15 premi Nobel e altri 100 importanti ricercatori, etici e filosofi, che ha poi inviato al direttore del National Institutes of Health degli Stati Uniti, Francis Collins, il 15 luglio. La lettera esorta il governo “a intraprendere preparativi immediati in vista di questa sfida umana” su persone giovani e sane, che hanno quindi meno probabilità di soffrire di gravi conseguenze da COVID-19. La preparazione durerà almeno fino a settembre. A quel punto, si dovrebbero reclutare volontari vaccinati per testare tre diverse dosi di virus (che si possono misurare con precisione, grazie alla sua coltivazione in laboratorio) per stabilirne una che causi una lieve malattia respiratoria nel 70% delle persone.

Questa strategia non è rivoluzionaria e viene già sfruttata per testare i vaccini per altre malattie, tra le quali il colera e la malaria, ma in questi casi esistono farmaci comprovati che “salvano” la persona se il vaccino non dovesse funzionare e si verificassero gravi complicazioni. In un rapporto di giugno sulle sfide legate ai vaccini COVID-19, un gruppo consultivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) non è stato in grado di concludere se sia accettabile svolgere questi test in assenza di un trattamento di emergenza. Inoltre i componenti del gruppo erano in disaccordo anche sull’effettiva utilità di questa sfida, in quanto sono già iniziati test sull’efficacia di vari vaccini su volontari che sono naturalmente a rischio di infezione (come del resto tutte le persone che non hanno ancora contratto la malattia).

Nonostante i volontari di 1Day Sooner si offrano spontaneamente per farsi infettare, questa strategia non segue i canoni etici ai quali medici e scienziati si devono attenere, perché la salute di una persona non dovrebbe mai essere messa intenzionalmente a rischio, nemmeno se a fin di bene e specialmente in assenza di un trattamento di salvataggio. Nonostante ciò, dopo aver letto alcune interviste rilasciate dai fondatori del gruppo 1Day Sooner, trovo ammirevole il coraggio di questi ragazzi che si muovono in prima linea, offrendosi di correre un rischio potenzialmente letale, per velocizzare la ricerca di un vaccino che ci permetterà di superare questo incubo e, inutile dirlo, salvare milioni di vite.

Voi che ne pensate? Ritenete questi volontari degli eroi o dei pazzi? Vi unireste a loro?

Fonte

https://www.sciencemag.org/news/2020/07/controversial-human-challenge-trials-covid-19-vaccines-gain-support

2 Comments »

  1. Non è, se vogliamo, molto diverso da quello che ha fatto Jenner, solo che 1. Jenner aveva all’attivo l’esperienza dei contadini, che rappresentava una prova straordinariamente valida, 2. erano altri tempi con altra sensibilità. Premettendo che sono contraria alla pena di morte, se ci fosse non sarei contraria a testarlo sui condannati. Testarlo su volontari mi lascia parecchio perplessa. Quanto al giudizio sui volontari, considerando i giovani che, non più di qualche mese fa, hanno aderito alla campagna “sterilizziamoci per Greta” per salvare il pianeta dalla fantomatica catastrofe, difficile dire quanto ci sia di consapevolezza e generosità e quanto di autoesaltazione balorda e un po’ mitomane.

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    • A Jenner avevo pensato anche io, ma come hai giustamente sottolineato, ora abbiamo delle basi etiche che contrastano tali comportamenti. Per quanto riguarda la consapevolezza di questi ragazzi, posso garantire sui fondatori dell’organizzazione, che hanno tutti una preparazione scientifica, con dottorati e quant’altro, pertanto conoscono perfettamente la questione. Sugli altri 30000, ovviamente, impossibile commentare.

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