Circa 6 milioni di anni fa, durante il tardo Miocene, il Mar Mediterraneo subì una delle trasformazioni più estreme della storia della Terra. Una combinazione di movimenti tettonici e variazioni del livello del mare portò alla chiusura del collegamento con l’Oceano Atlantico, interrompendo l’afflusso costante di acqua che lo alimentava. Senza questa fonte, il Mediterraneo iniziò a evaporare sotto il caldo clima arido della regione, lasciando esposte vaste porzioni del fondale marino. Questo periodo, noto come Crisi di Salinità Messiniana, durò diverse centinaia di migliaia di anni e trasformò radicalmente il paesaggio dell’Europa meridionale e del Nord Africa.

Al posto delle familiari acque blu di oggi, il bacino del Mediterraneo divenne un’enorme distesa di sale e deserto. Immense saline e letti di laghi prosciugati si estendevano per chilometri, creando un ambiente simile alla moderna Valle della Morte o alle saline della Bolivia. Alcuni scienziati ritengono che nei punti più profondi del bacino potessero persistere laghi salmastri e paludi, dove l’acqua residua si raccoglieva, ma la maggior parte della regione era probabilmente un deserto inospitale, con temperature torride e scarsa vegetazione.

Flora e fauna

Nonostante queste condizioni estreme, alcune piante e animali riuscirono a sopravvivere ai margini del bacino. Prove fossili suggeriscono che piante resistenti alla siccità potessero essere presenti nelle aree in cui l’acqua sotterranea era ancora accessibile. La fauna era probabilmente scarsa, limitata a specie migratorie o animali capaci di resistere a lunghi periodi senza acqua. Tuttavia, anche grandi mammiferi, come antichi parenti di elefanti e antilopi, vagavano in quello che un tempo era il fondale marino. Uno degli aspetti più interessanti è che il prosciugamento del Mediterraneo potrebbe aver facilitato la migrazione di specie tra Africa ed Europa. Durante la Crisi di Salinità Messiniana, le terre emerse avrebbero potuto fungere da ponti naturali tra i due continenti. Alcuni mammiferi africani potrebbero aver attraversato il Mediterraneo prosciugato per raggiungere l’Europa e viceversa, e ci sono diverse fonti di evidenza che permettono di ricostruire cosa accadde durante il prosciugamento del mare. Ad esempio, fossili di elefanti primitivi, antilopi e altri mammiferi sono stati trovati in sedimenti messiniani in Spagna, Italia, Grecia e Nord Africa. In Sicilia, sono stati rinvenuti resti di antichi mammiferi che vivevano nel Mediterraneo prima della ri-alluvione.

Inoltre, le ricerche oceanografiche hanno permesso di raccogliere campioni di sedimenti dal fondo del Mediterraneo. Negli anni ‘70, il Deep Sea Drilling Project (DSDP) ha perforato il fondale e scoperto strati spessi di evaporiti (sali depositati dall’evaporazione del mare). In alcuni punti, sotto questi strati, sono stati trovati sedimenti fluviali o lacustri che indicano la presenza di fiumi o laghi temporanei, potenzialmente abitati da fauna terrestre. L’esplorazione del fondale marino con sonar e robot sottomarini ha rivelato la presenza di canyon profondi e letti di antichi fiumi, che attraversavano il Mediterraneo durante la sua fase arida. Tra i più noti ci sono il canyon del Nilo sprofondato, che un tempo scorreva molto più in basso di oggi, e il canyon del Rodano in Francia. Questi fiumi avrebbero potuto sostenere la vita e favorire il passaggio di animali.

L’alluvione

Questa fase desolata terminò improvvisamente e in modo drammatico con la riconnessione del Mediterraneo all’Atlantico, in un evento noto come Diluvio Zancliano. Le prove geologiche suggeriscono che la barriera naturale presso lo Stretto di Gibilterra cedette, permettendo all’acqua di irrompere con una forza inimmaginabile. Il riempimento del bacino potrebbe essere avvenuto in pochi mesi o pochi anni, con cascate larghe chilometri e migliaia di volte più potenti delle Cascate del Niagara. La forza dell’acqua scavò profondi canyon sottomarini, rimodellando il paesaggio sotto le onde. Alcuni di questi canyon, come lo Stretto di Sicilia e le profonde fosse al largo delle coste di Spagna e Francia, sono ancora visibili oggi sul fondale marino.

Con il ritorno dell’acqua, la vita marina ripopolò rapidamente il Mediterraneo. Pesci, molluschi e altre creature migrarono dall’Atlantico, ricostruendo un ecosistema scomparso da centinaia di migliaia di anni. Nel tempo, il mare si stabilizzò e assunse la forma che conosciamo oggi. Questa trasformazione avrebbe poi giocato un ruolo cruciale nella storia umana, poiché la regione divenne la culla di alcune delle più grandi civiltà del mondo antico.

Sebbene molto sia stato scoperto sulla Crisi di Salinità Messiniana e sul Diluvio Zancliano, gli scienziati continuano a studiare i dettagli di questo straordinario evento. Rimane ancora aperto il dibattito sulla possibilità che alcune parti del bacino mediterraneo abbiano ospitato la vita durante la fase di prosciugamento, e nuove scoperte fossili potrebbero aiutare a ricostruire con maggiore precisione l’aspetto di questo paesaggio perduto. Indipendentemente dalle incertezze, la storia di un intero mare scomparso e poi riempito da un’inondazione catastrofica rimane uno degli episodi più affascinanti della storia geologica della Terra.