Ecco perché non bisogna allarmarsi per il coronavirus di Wuhan

Il famigerato coronavirus non è un singolo, ma un gruppo di virus scoperti nell’uomo negli anni ’60. Questi sono in grado di infettare sia mammiferi (mucche, maiali, uomini) che uccelli (polli e pipistrelli). Nell’uomo, i coronavirus sono responsabili di leggere infezioni respiratorie, come il normale raffreddore. Ad ogni modo, alcuni ceppi sono in grado di causare malattie più gravi, come la SARS (sindrome respiratoria acuta grave), la MERS (sindrome respiratoria mediorientale) e l’attuale epidemia di Wuhan.

Che origine hanno le epidemie di SARS, MERS e Wuhan?

Improvvisamente, un nuovo ceppo virale è in grado di infettare l’uomo in maniera potenzialmente letale. Negli ultimi anni, questo è accaduto con l’epidemia di SARS nel 2002-2003, MERS nel 2012 e l’epidemia di Wuhan nel 2020. In tutti e tre i casi, l’epidemia è causata da eventi zoonotici, che si verificano quando un virus acquisisce nuove abilità che gli consentono di infettare altre specie animali, prima inaccessibili. In questo modo, il virus è in grado di risalire la scala evolutiva e potenzialmente di arrivare all’uomo. Per sopravvivere in un organismo ospite, un virus ha bisogno di “armi” per accedervi e replicarsi. Come in un videogioco, il virus non può saltare dei livelli, perché le sue armi non sarebbero abbastanza sviluppate per conquistare l’organismo ospite. Quindi, si aggiorna attraverso un processo graduale. Poiché un virus non è un organismo pensante, questo processo non è la sua ragione di vita, ma piuttosto una rara opportunità che viene colta quando disponibile.

Qualche numero rassicurante

Al 3 febbraio 2020, secondo l’OMS, nel mondo sono stati registrati 17391 casi e 362 decessi dovuti al coronavirus di Wuhan. Il tasso complessivo di mortalità è del 2% (15% considerando solo i casi ospedalizzati). È solo una stima iniziale, ma abbastanza rassicurante. Il tasso complessivo di mortalità per la SARS è stato del 10%, per la MERS del 34%. Stando ai dati forniti dal Centers for Disease Control and Prevention (CDC) (https://www.cdc.gov/), ovvero l’agenzia statunitense che si occupa di annotare i casi di infezioni virali, l’influenza comune è molto più letale del coronavirus di Wuhan. Nelle prime 3 settimane del 2020, l’influenza ha causato 795 decessi e la polmonite 7884 (solo negli Stati Uniti). Nello stesso periodo, l’influenza e la polmonite insieme hanno causato il 7% di tutti i decessi negli Stati Uniti.

Il panico sull’epidemia di Wuhan è legittimo?

Innanzitutto, facciamo una distinzione tra il panico della gente e le razionali (e obbligatorie) strategie precauzionali messe in atto dai governi. L’isolamento dell’area epidemica e delle persone a rischio di infezione è un must, perché bisogna fare tutto il possibile per proteggere la popolazione e ridurre al minimo il rischio di contagio. Quindi cosa dovrebbero fare le persone? Le raccomandazioni sono le stesse che valgono per evitare la diffusione della normale influenza: rimanere a casa se si è malati, lavarsi spesso le mani (soprattutto dopo essere stati in luoghi pubblici o sui mezzi pubblici), coprirsi la bocca con l’incavo del gomito quando si starnutisce. E non viaggiare nelle aree a rischio, in questo caso.

Le persone sono allarmate sia dal fatto che il coronavirus di Wuhan è un nuovo nemico del quale si conosce ancora poco, che dalla mancanza di un vaccino. Supereremo l’epidemia senza di esso, perché ci vogliono diversi mesi per svilupparne uno efficiente.

I notiziari sono esageratamente allarmanti sulla questione, riportando in continuazione aggiornamenti sull’epidemia di Wuhan. Sapere che milioni di persone sono isolate in Cina e che i cittadini che hanno viaggiato nelle aree infette devono trascorrere alcune settimane in quarantena non aiuta ad affrontare la situazione con razionalità. Questo contribuisce a generare panico tra la gente, e anche razzismo ed un boicottaggio ingiustificati nei confronti del popolo asiatico e dei suoi prodotti.

Attenersi alle linee guida fornite dai governi e dall’OMS è il modo migliore per prevenire la diffusione del virus. Panico e discriminazione sono solo deleteri.

E no. Il coronavirus non ha nulla a che fare con la birra.

Fonti

https://www.who.int/emergencies/diseases/novel-coronavirus-2019/situation-reports/

https://www.cdc.gov/flu/weekly/index.htm

 

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